Elenco delle cose che ho imparato e capito dal moviecamp di torino

Che Torino è una bella città

che ci sono gli stessi italiani e stranieri che trovo nella mia città

che Vieni via con me è finito

che i pedoni torinesi amano passare col rosso ai semafori

che gli incontri inaspettati sono sempre belli ed a volte utili

che in Italia ci sono persone brave, intelligenti e simpatiche

che cercare le persone che prima ho descritto dovrebbe diventare un dovere

che possiamo cambiare noi, poi nel caso cambiare il resto, ma che non succede nulla se prima non cambiamo noi

che è duro sottoportare i disagi di una protesta, ma che se la protesta la condividi fai un respiro profondo e vai avanti

che salutare qualcuno che parte al treno può essere davvero una bella cosa

che moviecamp è una community di persone che amano il cinema

che nonostante la stanchezza, la neve che cade su Torino, i ritardi, gli inconvenienti e tutto il resto, non vedo l’ora di fare un altro camp

che certe persone che conosci da pochi mesi ti sembra di conoscerle da una vita

che condividere, in tutti i suoi significati è davvero una bella cosa

che fare sistema non è una questione di soldi, ma proprio di condividere

che a gli User Generated Contents sono una cosa dannatamente seria ed importante, e chi non lo capisce è sul treno sbagliato

che il cinema italiano ha perso un pezzo importante e che Monicelli è stato un maestro nel pieno senso della parole

che i fan di Facebook sono persone vere e che noi ci teniamo molto

che esiste chi lavora e prende tutto come un gioco

che esiste chi gioca e prende tutto come un lavoro

che Moviecamp è un gruppo di lavoro e di ricerca vero

che la ricerca ed il lavoro intellettuale non lo fai solo se hai un titolo o un’istituzione

che a Moviecamp le cose si fanno seriamente ma senza mai prendersi troppo sul serio

che a Moviecamp ho trovato degli amici e questo è davvero la cosa più bella che possa capitare ad una persona

Alla prossima

 

MARIO MONICELLI E’ MORTO: il mio ricordo

Mario MonicelliSono quelle notizie che non vorresti mai sentire. Perchè mentri ti prepari per partire domani a Torino e vedi in streaming l’ultima di Vieni via con me, credi che il tempo sia sospeso, che non ci si sia niente che possa distrarti. Invece arriva, come un’onda che ti lascia un fischio nelle orecchie, come qualcosa che non ti fa più respirare, come qualcosa che davvero ti fa tremare le mani: Mario Monicelli è precipitato dalla finestra dell’ospedale, aveva 95 anni.La sua morte è una questione privata, non voglio indagare i suoi motivi, perchè le emozioni ed i sentimenti delle persone. Tanto ci penseranno i soliti sciacalli. Monicelli è un sinonimo di cinema. Dovrebbe essere scritto minuscolo ed essere messo dentro i dizionari, non solo per la quantità dei film che ha fatto, ma per la forza che ha animato questo grandissimo uomo e regista fino alla fine.

Lo avevano visto in tv recentemente invocare una scossa, un risveglio, una rivoluzione. Era una di quelle persone che diventano istituzioni senza investiture cerimoniese, ce lo aveva fatto diventare la gente, il suo pubblico, che affollava le sale, che è cresciuto con i suoi film in tv, in vhs, dvd ed ora nei tanti brani di Youtube. Perchè certe battute le conoscevi a memoria, iniziavi a sorridere anche prima che gli attori iniziassero a recitare. Ma Monicelli è stato anche l’uomo che ha raccontato questo paese, che ha ancora oggi ha bisogno di essere raccontato, forse più di prima. E’ stato il più grande protagonista della commedia all’italiana, genere unico, che comunque in sè aveva l’amarezza della realtà, il coraggio comunque di andare avanti, di affrontare gli ostacoli e di guardarsi allo specchio.

Io ho un ricordo personale legato a Monicelli, ho pudore a raccontarlo, ma ho il bisogno di condividerlo con chi legge. Era il 1980 mio nonno stava lavorando sul set mentre giravano Il Marchese del Grillo. C’era Sordi vestito da nobile, Paolo Stoppa che faceva il papa. Mio nonno mi chiamò e mi presento il dott. Monicelli. “Macchè dottore, solo Mario”. Mi diede un buffetto sulla guancia e poi mi fece stare accanto a lui per un paio di ciak. Aveva un sorriso dolce, ma una voce che risuonava su tutti e su tutto. Sapeva quello che voleva. Ci fu una pausa e tutta la troupè se ne andò al bar. Io gli chiesi:”Ma tu qui che fai?”. “Io faccio storie” mi rispose, poi mi chiese se il cinema mi piaceva. Io annuii. “Lo stai crescendo bene” disse a mio nonno. Mi saluto e lo vide andare di nuovo verso la macchina da presa. Mario Monicelli faceva storie.

Io stasera mi sento un orfano, più povero, come se mi avessero portato via qualcosa, un pezzo d’anima e di coscienza, un ricordo di infanzia. Certo abbiamo ed avremo sempre i suoi film, le sue immagini e le sue parole e dovremmo vedere e ascoltare ancora. Faccio uno sforzo per ritrovare lucidità e terminare queste parole, ma è difficile pensare che davvero Monicelli non ci sia più. Forse l’unica cosa a cui pensare è una citazione che lui amava e che mise di nella home page del suo sito:”Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”. Grazie Mario, grazie di quel buffetto sulla guancia e di quella risposta. Grazie di tutto.

30 Novembre Moviecamp Torino: una nuova formula.

Moviecamp TorinoSe avete letto il titolo non vi preoccupate, cambiamo la forma ma non la sostanza. Certo i successi da Asolo fino a Roma, passando per Venezia, ci consiglierebbero di continuare la stessa strada intrapresa, ma se parli di innovazione devi rischiare. E a noi sperimentare piace tanto. A Torino Moviecamp, in occasione del Torino Film Festival,  si presenta in una formula nuova, un pò webcast, un pò webinary, un pò diretta streaming. Non vi fate spaventare dalle parole, sono solo dei termini che significano che stiamo arricchendo la nostra formula per consentire maggiore interazione e maggiori contributi. Infatti vi offiremo le nostre unconference, con i keynote, le presentazioni e tutto quanto, ma saremo sia in diretta da Torino, che con molti contributi video. Vi faremo vedere tanto materiale video, soprattutto dalla produzione UGC (User Generated Content), dai fandom, dalle community che in questo momento sono più attive. Quindi mini-movie, fan movie, spoof movie, machinima e molto altro. Ma se tutto andava bene perchè cambiare?

Moviecamp è un work in progress, un progetto che nasce dalla passione per la narrazione e per l’audiovisivo, in qualunque forma. Spesso ci troviamo a raccontare novità soluzioni, soprattutto che vengono dal mondo della rete, è giusto quindi fare un salto che integri maggiormente i new media nella nostra formula, non solo lo streaming dei nostri discorsi,come fanno tutti, ma di più. Lavorare sulle innovazione è uno dei nostri asset a cui non rinunciamo e per il 2011 stiamo preparando iniziative sempre più interessanti.

A Torino ci sarà Ignazio Iuppa di Estrogeni Additivi, società che lavora nel marketing digitale e che si è occupato spesso di campagne social per gli audiovisivi. Avremo anche Irene Cassarino, che racconterà l’esperienza di Cineama, un progetto importante fra il crowdfunding e la community. In mattinata faremo vedere anche un video di Fabrizio Mosca socio di Cineama, produttore che ha all’attivo titoli significativi come I Cento Passi di Marco Tullio Giordana, Nuovomondo di Crialese, Galantuomini di Winspeare e Una Vita Tranquilla, presentato all’ultimo Festival di Roma, con Tony Servillo. In video ci sarà anche Fabio Deri, videomaker dalla produzione molto interessante, soprattutto per l’impegno che mette nell’uso dei generi. Presente anche Emanuela Zaccone con un intervento il cui titolo è un già un manifesto:Riuso, riciclo e partecipazione: viaggio tra gli user Generated Contents e il Web. Per quel che mi riguarda vi parlerò delle ultime notizie sull’industria del cinema italiano, che improvvisamente, stando a ciò che scrivono alcuni giornali e professano alcuni funzionari, sembra guarita da ogni malattia, e vi parlerò di qualcosa su cui sto lavorando, ma che è ancora in progress, e che si chiama: Narrowcoding-visione, evento e performance della narrazione ibrida del web.

Ma senza di voi il moviecamp sarebbe meno della metà, per cui saremo incollati ai nostri account facebook e twitter per raccogliere e parlare delle vostre impressioni e domande ai protagonisti. Vi piace il programma?

Nei prossimi giorni vi daremo tutte le coordinate per seguirci. Facciamo Rumore.

I video del Moviecamp di Roma sono disponibili online!

Ci abbiamo messo un pò, è vero. Ma se, come dicono gli inglesi, Roma non è stata costruita in un giorno, per i video di Moviecamp ci voleva un pò più di tempo. Comunque gli interventi e i dibattiti di quella splendida giornata del Moviecamo romano sono disponibili sul nostro canale Youtube, che troverete sempre sulla colonna di sinistra nella sezione Collegamenti. Per chi non li ha visti, per chi c’era in streaming, o fisicamente, insomma per voi e per noi, è l’occasione per approfondire gli argomenti. I commenti e le vostre partecipazioni sono come sempre graditissimi. WE ARE OPEN.

Porco Rosso non avrai il mio scalpo!

Porco RossoE già da qualche giorno che mi gira in testa questo titolo, un mix fra due film. Sarà che avevo deciso di vedere per la prima volta al cinema Porco Rosso di Hayao Miyazaki, il regista giapponese, premio oscar per La Città Incantata. A tale proposito faccio i miei complimenti ad Andrea Occhipinti che con la sua Lucky Red ha comprato tutto il catalogo di Studio Ghibli, la casa di produzione di Miyazaki, e ha deciso di far uscire in sala questo bellissimo lungometraggio animato, storia di un pirata dell’aria con il volto da maiale che vola sopra l’Adriatico durante il periodo dell’Italia fascista, del 1992. Ma che c’entra questo con un film western con Robert Redford e che in inglese si chiamava Jeremiah Jones ma in italiano prendeva il titolo di Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo? Nulla. E’ solo un titolo mashup. D’altronde cosa c’entra il coro dell’Armata Rossa cinese con Lady Gaga? Cosa c’entra Mary Poppins coi film horror? E poi, cosa c’entra poi il grande Lebosky con Morpheus di Matrix? Per quest’ultima basta andare sotto.

Qui volevo arrivare, in un territorio che prima di essere una pratica in vari campi è una filosofia, un approccio, che va dal software all’audiovisivo. Si tratta di utilizzare parti di qualcosa di già esistente per poi mixarli ed ottenere qualcosa di nuovo, naturalmente una derivazione dagli originale. Un processo che può essere ripetuto all’infinito riuscenfo così a far perdere le tracce di ciò che c’era all’origine. Fondamentalmente non è qualcosa di nuovissimo. Già nelle avanguardie storiche sia il movimento dada che i più dotati surrealisti avevano pratiche in questo senso, penso al collage e al pastiche, per non parlare del cut-up che Burroughs ha usato nella composizione di alcune sue storie, cercando una via completamente casuale verso il romanzo. Ricordo un film delizioso con Steve Martin, Il Mistero del Cadavere Scomparso del 1982 di Carl Reiner, costruito con un girato contemporaneo mescolato con i più celebri film noir, di guerra e spionaggio degli anni ’30 e ’40. Certo oggi parliamo di qualcosa di diverso, perchè se prima la cosa era realizzabile solo da professionisti, oggi la dimensione social del web, prima ancora dei social network stessi, ha modificato e fatto proliferare questo approccio. Ne discutevo qualche giorno con Emanuela Zaccone, altra m-camper, mentre si parlava del prossimo moviecamp di Torino, per il quale stiamo preparando belle sorprese. Tra l’altro lei era stata autrice di un bel post che trattava l’argomento.

Quello che voglio sottolineare è come il mashup sia una forma ben sviluppata ed articolata di quello che io definisco narrow-coding, cioè la capacità che hanno alcuni utenti della rete, oramai siamo in una fase di early adoption superata quella dei trend-setter, che si impossessano dei codici per generare qualcosa di diverso, innovativo ed anche originale. Cominciano già a circolare dei software realizzati ad hoc per fare mash-up audiovisivi, anche se è l’audio ancora a farla da padrone, grazie ad alcuni applicazione che sono state realizzate prima solo i dj professionisti. Certamente in questo modo ci sarà un’accesso più forte ed anche una produzione più prolifica per il modo mashup, oramai parte attiva nella sfera dell’intrattenimento. Però bisogna fare attenzione, perchè ci sarà comunque una soglia d’entrata da superare. Non parlo di compentenze tecniche, ma bensi di competenze di codici. Per realizzare un mashup video non è necessario consoscere bene Adobe Premiere o Avid, ma senza dubbio sapere cosa sia il montaggio, sia nel cinema che nel videoclip o nella pubblicità. Non è l’aver frequentato una scuola od un corso specifico, ma aver acquisito, migliaia di ore di visione di prodotti di narrazione audiovisivisa. Non avete bisogno di un diploma, ma di passione, sensibilità e conoscenza del codice. Potremmo citare l’abusato esempio di Tarantino che non ha mai frequentato una scuola di cinema e ne esistano molti altri a supporto di questa teoria. La nascita di questi prodotti ibridi, principalmente pensati per la rete e che trovano oramai anche l’interesse dei festival e degli addetti crea un movimento, ma soprattutto ci permette di nutrire speranze verso nuove possibilità sia di prodotti ma anche di mercati. In fondo tutti noi, anche prima di internet, siamo oramai ibridi, fortunamente contaminati da migliaia di stimoli in ogni istante del nostro tempo. Tutto questo dimostra che la purezza non è un valore, almeno non nel senso più feroce del termine e so che capite quello che intendo.

“La zona è forse un sistema molto complesso di insidie… non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi… la zona in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi.” Stalker di A. Tarkovskij, 1979

Amazon cambia le regole del gioco nel fare i film. Ora tocca a Noi.

Amazon Studios
Chi segue MovieCamp sa che noi siamo dei vari fan degli User Generated Content e delle modalità partecipative, in crescita esponenziale, nel modo di interagire con la narrazione audiovisiva. Nei nostri camp abbiamo spesso parlato della questione del crowdfunding, soprattutto per vedere se ci sono le possibilità di cambiare le regole del gioco, facilitando così l’accesso ai processi produttivi per realizzare un film.

Certamente esistono realtà come Kickstarter che permette di finanziare il progetto per la realizzazione di un film, specialmente documentari, ne abbiamo parlato in relazione a Away From The Keyboard, la docu-fiction che stanno realizzando su The Pirate Bay. Sembra che qualcuno abbia deciso di accelerare il processo e di mettersi a fare sul serio. Amazon ha aperto Amazon Studios e sta promuovendo un contest internazionale per realizzare un film, rivolgendosi non solo ai videomaker, ma a tutti, chiunque e dovunque voi siate.

 

Deadline a fine Gennaio 2011, con la scelta di partecipare o con un video, compreso fra i 70 ed i 180 minuti, oppure con una vostra sceneggiatura. I progetti saranno poi consegnati alla Warner Bros, che ha un accordo privilegiato con Amazon, ma i film potranno essere realizzati anche con altre produzioni diverse dalla Warner. Ci sono 100.000$ al miglior film e due premi da 20.000$ dollari per i due migliori script. Qui si fa davvero sul serio ed è solo la prima fase. Perché il contest avrà un altro sessione con una nuova deadline e dei premi ancora più ricchi.

Ma non si muove solo Amazon. Ricordate Life in a Day? Il progetto-contest prodotto da Ridley Scott e Youtube che raccoglie i contributi video che hanno risposto alla call-up di questa estate? Ve ne avevamo parlato ampiamente durante MovieCamp Venezia e, come vi annunciavamo già, la premiere ci sarà in occasione del Sundance Festival 2011, l’appuntamento più importante del cinema indipendente made in Usa e non solo.

Novità anche da Kickstarter, che sta per annunciare la seconda edizione del suo film festival, che raccoglie il meglio della produzione con finanziamento partecipato, e con soddisfazione comunica che saranno presto distribuiti gli altri episodi di Pioneer One, serie di fantascienza visibile online o via download. MovieCamp non si era fatta sfuggire neanche questa di news. Le notizie sono ottime, significa che qualcuno comincia a puntare sui contenuti provenienti dalla creatività diffusa che è stata distribuita via rete e che potrebbe esserci davvero un futuro produttivo, anche monetizzabile, per chi crede nella narrazione partecipata. Oltre ai premi di Amazon c’è l’occasione della visibilità, il progetto di Amazon mira a creare una propria library di contenuti da poter distribuire, magari per taggarli insieme a prodotti editoriali finiti e commercializzati sulla sua piattaforma e-commerce. Dietro c’è sicuramente anche un enorme piano di marketing. E meno male!

Questo sembra solamente l’inizio di un processo produttivo, non usiamo l’abusato termine rivoluzionario, che viaggia, comunque, sui binari dell’innovazione, o almeno che raccoglie tutto il lavoro e la passione che tutti noi mettiamo ogni giorno nelle nostre attività online.  In realtà i processi di produzione dal basso non sono affatto una novità: ma è con l’avvento dei social media che anno ricevuto maggior impulso e visibilità. L’abbiamo ribadito sul nostro blog e a Roma: gli utenti sono diventati parte della filiera produttiva, a vari livelli, con differenti risultati. Ci saranno resistenze, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, però è normale che quando cambiano i metodi produttivi – gli UGC sono una vera rivoluzione ancora in atto –  anche l’accesso alle strutture professionale deve aggiornare il suo modello.  Tutto questo nasce dalla consapevolezza che l’industria degli audiovisivi non naviga in buone acque, basti pensare che oltre il 50% della produzione americana non supera il break-even point, anche se vista la quantità di produzione non ha problemi di passività. Sicuramente ci saranno degli errori, ma l’insieme di queste iniziative avrà successo, si potrà creare un sistema che si tarerà da solo fino a diventare funzionante.

Il nodo della questione è un altro. Ora tocca a noi. A noi che abitiamo la rete, i social network, a noi che non abbiamo mai smesso di pensare che fosse possibile realizzare nuovi percorsi della narrazione audiovisiva, che non smettiamo mai di condividere, di cercare, guardare, commentare, scrivere e molto altro. A noi che crediamo che esista un modo migliore che sappia coinvolgere i processi produttivi industriali insieme alla cultura partecipativa. Gli audiovisivi così diventano conversazioni e mercati, con precisi piani di sviluppo e sostenibilità. Ci si presenta davanti una grande occasione, che anche noi in Italia dovremmo saper cogliere e sfruttare nel migliore dei modi possibili, cercando anche di impostare un modello sulle nostre esigenze, ma che mantenga saldi i principi di creatività, partecipazione e sostenibilità. Qui non siamo di fronte ad uno dei soliti premi, più o meno prestigiosi, qui c’è la possibilità di ragionare su un diverso paradigma che cambia l’audiovisivo per come lo conosciamo. Noi ci stiamo e ci staremo. E voi?

 

Simone Corami

Emanuela Zaccone

Cinema e Realtà Aumentata: intervista a Mauro Rubin

Chi ha seguito l’ultimo MovieCamp sa che è stato nostro ospite Mauro Rubin, CEO di Joinpad.net l'”Augmented Reality Farm” tutta italiana.
Vi state chiedendo cosa sia la realtà aumentata e come funzioni? Allora date un’occhiata alle slides che Mauro ha presentato a Roma e leggete le case histories di Joinpad, splendido esempio di start up giovane in Italia.
Noi avevamo ancora qualche interrogativo e così abbiamo chiesto a Mauro di rispondere a qualche domanda…ecco i risultati!
1. A MovieCamp Roma hai definito la realtà aumentata come uno dei tecnotrends emergenti: puoi spiegare meglio come vedi questo nuovo panorama?
L’AR si trova attualmente in una fase di “scoperta” iniziale, il grosso limite che ancora persiste in questo nuovo modo di vedere quello che ci circonda è dovuto dal device, dobbiamo passare attraverso uno smartphone di ultima generazione per usarla. Questo limite verrà abbattuto solo quando verrà integrato in modo non invasivo sul nostro abbigliamento parlo di occhiali tattici non immersivi come questi: http://www.vuzix.com/tactical/taceye_products.html questo sarà il passo decisivo che aprirà il mercato con tutto il suo potenziale. Tutto le informazioni a cui attualmente accediamo passeranno direttamente sulla nostra retina: sarà la fine degli schermi così come li conosciamo oggi.
2. JoinPad ha realizzato anche delle app legate agli audiovisivi: potresti parlarcene?
Durante l’MTV day abbiamo lanciato con l’aiuto di Onstage Magazine un video di presentazione del festival fatto dai nuovi VJ del programma TRL. Grazie ad un marker posizionato sulla copertina della rivista era possibile visualizzare un video attraverso il nostro sito: http://www.lab.joinpad.net/MTV002/ o attraverso l’utilizzo di totem sparsi per la città di torino. Ad Agosto per Warner Bros abbiamo sviluppato un applicazione di realtà aumentata per lanciare l’ultimo film di Nightmare, per l’occasione abbiamo cercato di far interagire i fans di Freddy Krueger con il loro idolo in un modo fuori dal normale… scaricando un marker era possibile indossare il mitico guanto del protagonista e scattarsi delle foto da condividere sui social network. Il successo è stato notevole! Ecco il risultato: http://www.nightmare.joinpad.net/
3. Che genere di vantaggi può recare l’impiego della realtà aumentata per il cinema?
Attualmente quando andiamo al cinema possiamo usare solo 2 dei 5 sensi che possediamo: udito e vista. Potrebbe svilupparsi un nuovo genere di cinema, un genere “itinerante” che vede la presenza fisica della nostra persona là dove il racconto si svolge. Questo tipo di spettacolo si svolgerebbe davanti ai nostri occhi solo in alcuni luoghi in alcune ore. Immaginate di assistere ad una scena romantica a lume di candela in riva al mare, sentire le onde del mare, il profumo e la freschezza dell’aria mentre 2 attori virtuali si baciano davanti ai vostri occhi. O magari una spy story sotto casa vostra: quali persone sono reali e quali sono “agenti” sotto copertura? A questo genere di spettacolo si potrebbero sviluppare una serie di business collaterali come quello del turismo di settore.
4. A livello di supporti e parco tecnologico, che genere di strumenti si potrebbero usare in sala o intorno ad essa? Attualmente esistono parecchi “tempi morti” inutilizzati prima di entrare in sala e gustarsi il film. Con l’ausilio di totem (monitor dotati di webcam) è possibile creare applicazioni per accedere a contenuti extra (interviste, approfondimenti etc..) semplicemente mostrando il proprio biglietto. Non c’è freno all’immaginazione: potenzialmente si potrebbero dedicare alcune aree delle sale a dei veri parchi giochi virtuali (basterebbero alcuni proiettori e alcune webcam). La tecnologia già esiste basta solo osare ed investire. Con JoinPad siamo pronti a creare “case history” che potrebbero passare alla storia nel marketing del settore cinematografico, ma il cinema italiano è pronto a tornare ad essere pioniere?
E voi? Cosa pensate che possa fare l’AR per il cinema? Conscoete altre case histories legate agli audiovisivi?

Cattura

Chi ha seguito l’ultimo MovieCamp sa che è stato nostro ospite Mauro Rubin, CEO di Joinpad.net l'”Augmented Reality Farm” tutta italiana.

Vi state chiedendo cosa sia la realtà aumentata e come funzioni? Allora date un’occhiata alle slides che Mauro ha presentato a Roma e leggete le case histories di Joinpad, splendido esempio di start up giovane in Italia.

Noi avevamo ancora qualche interrogativo e così abbiamo chiesto a Mauro di rispondere a un po’ di domande…ecco i risultati! 

1. A MovieCamp Roma hai definito la realtà aumentata come uno dei tecnotrends emergenti: puoi spiegare meglio come vedi questo nuovo panorama? 

L’AR si trova attualmente in una fase di “scoperta” iniziale, il grosso limite che ancora persiste in questo nuovo modo di vedere quello che ci circonda è dovuto dal device, dobbiamo passare attraverso uno smartphone di ultima generazione per usarla. Questo limite verrà abbattuto solo quando verrà integrato in modo non invasivo sul nostro abbigliamento parlo di occhiali tattici non immersivi:  questo sarà il passo decisivo che aprirà il mercato con tutto il suo potenziale. Tutto le informazioni a cui attualmente accediamo passeranno direttamente sulla nostra retina: sarà la fine degli schermi così come li conosciamo oggi.

 

2. JoinPad ha realizzato anche delle app legate agli audiovisivi: potresti parlarcene? 

nightmareARDurante l’MTV day abbiamo lanciato con l’aiuto di Onstage Magazine un video di presentazione del festival fatto dai nuovi VJ del programma TRL. Grazie ad un marker posizionato sulla copertina della rivista era possibile visualizzare un video attraverso il nostro sito: http://www.lab.joinpad.net/MTV002/ o attraverso l’utilizzo di totem sparsi per la città di torino. Ad Agosto per Warner Bros abbiamo sviluppato un applicazione di realtà aumentata per lanciare l’ultimo film di Nightmare, per l’occasione abbiamo cercato di far interagire i fans di Freddy Krueger con il loro idolo in un modo fuori dal normale… scaricando un marker era possibile indossare il mitico guanto del protagonista e scattarsi delle foto da condividere sui social network. Il successo è stato notevole! Ecco il risultato: http://www.nightmare.joinpad.net/


3. Che genere di vantaggi può recare l’impiego della realtà aumentata per il cinema? 

Attualmente quando andiamo al cinema possiamo usare solo 2 dei 5 sensi che possediamo: udito e vista. Potrebbe svilupparsi un nuovo genere di cinema, un genere “itinerante” che vede la presenza fisica della nostra persona là dove il racconto si svolge. Questo tipo di spettacolo si svolgerebbe davanti ai nostri occhi solo in alcuni luoghi in alcune ore. Immaginate di assistere ad una scena romantica a lume di candela in riva al mare, sentire le onde del mare, il profumo e la freschezza dell’aria mentre 2 attori virtuali si baciano davanti ai vostri occhi. O magari una spy story sotto casa vostra: quali persone sono reali e quali sono “agenti” sotto copertura? A questo genere di spettacolo si potrebbero sviluppare una serie di business collaterali come quello del turismo di settore.

 

4. A livello di supporti e parco tecnologico, che genere di strumenti si potrebbero usare in sala o intorno ad essa?

Attualmente esistono parecchi “tempi morti” inutilizzati prima di entrare in sala e gustarsi il film. Con l’ausilio di totem (monitor dotati di webcam) è possibile creare applicazioni per accedere a contenuti extra (interviste, approfondimenti etc..) semplicemente mostrando il proprio biglietto. Non c’è freno all’immaginazione: potenzialmente si potrebbero dedicare alcune aree delle sale a dei veri parchi giochi virtuali (basterebbero alcuni proiettori e alcune webcam). La tecnologia già esiste basta solo osare ed investire. Con JoinPad siamo pronti a creare “case history” che potrebbero passare alla storia nel marketing del settore cinematografico, ma il cinema italiano è pronto a tornare ad essere pioniere?

 

E voi? Cosa pensate che possa fare l’AR per il cinema? Conscoete altre case histories legate agli audiovisivi?

 

Fellini torna in sala. Gratis.

Potrei dare almeno una decina di ragioni per vedere i classici del cinema. Ma non lo farò. Non vorrei dare l’idea di essere un vecchio insegnante che insistono su quanto sia importante leggere I Promessi Sposi di Manzoni o altri libri del genere. Sebbene ammetta che senza Edipo Re, La Divina Commedia, Amleto, Don Chisciotte e I Fratelli Karamazov avremmo perso parecchio del nostro essere umani. C’è una splendida notizia che porterà La Dolce Vita di Federico Fellini di nuovo in sala, dopo il recente restauro presentato al Festival di Roma da Martin Scorsese. L’iniziativa di Mediaset e Medusa Film, purtroppo ha già toccato Bologna, ma restano questi appuntamenti:

Lunedì 15 e martedì 16 a Milano (Colosseo); a Firenze (Marconi) e a Padova (Porto Astra); mercoledì 17 e giovedì 18 a Roma (Embassy); lunedì 22 e martedì 23 Torino (Massimo), Napoli (Metropolitan), Palermo (Igiea) e Catania (Alfieri).

E’ proprio il caso di dire Buona Visione.

Vieni via con me: la vecchia tv c’è ancora

vieni via con meVedere il programma di Fazio e Saviano non è stato un dovere, un’azione politica, una dimostrazione di forza, è stato un grande piacere. Ieri Vieni via con me è stata la dimostrazione che quando la televisione viene pensata e realizzata con le idee e gli uomini giusti ha ancora una forza dirompente. Lo sanno tutti quelli che l’hanno vista e che dopo quel piacere, hanno pensato: “chissà come sarà andata?”. Perchè la vecchia tv campa ancora di Auditel, di dinamiche senza futuro, per cui l’attesa dei dati auditel del giorno è sempre come vivere sotto una cappa di nubi. Praticamente il Grande Fratello ha perso in maniera pesante, non arrivando a 5 milioni contro gli 8 di Raitre, ma si vedrà nel resto dei lunedì a venire se il trend sarà quello giusto.

Fazio ha vinto. Ma raccontare sola in questa dimensione Vieni via con me è davvero troppo poco. Il vero vincitore della serata è comunque Fabio Fazio, che poco più che maggiorenne si aggirava per la Rai cercando di fare l’imitatore, senza grandi successi, ed ora è l’unico in Italia che sappia davvero come e cosa fare con la vecchia tv, quella generalista, quella che ci fa venire un senso di nausea solo a sentirla nominare. Ha vinto Fazio perchè negli anni ha costruito una solida reputazione, tanto che gli ospiti che lui è riuscito ad intervistare non li ha avuti nessuno. Se la gente si fida di lui un motivo ci sarà! Uno come Benigni non viene gratis da te e fa quello che se non ti stima, se non crede nel progetto. Se io oggi fossi uno che comanda in Rai penserei a Fazio come un direttore di rete dandogli piena carta bianca.

Fazio ha vinto perchè nella sua carriera ha compreso i tre elementi principali che costruiscono lo spettacolo della televisione di massa:

  • l’elemento pop e la sua leggerezza, che non vive mai di volgarità, ma che ti permette di parlare di qualsiasi argomento in maniera misurata,
  • l’emozione del racconto e ieri si percepiva la forza della narrazione anche nelle parole di Claudio Abbado che ricordava i momenti privati della sua malattia, ma sempre in maniera misurata, senza la morbosità del reality,
  • l’inclusione, la capacità che il medium generalista ha di riuscire ad arrivare a tutti, facendo leggere ad una suora i motivi per cui è giusto costruire una moschea a Torino, e facendo elencare a Nichi Vendola le denominazioni più comuni in Italia date agli omosessuali.

Poi c’è stato Benigni, che fino alla canzone è stato magnifico. Dopo, smesso l’abito di scena, in maniche di camicia, accanto ad un Saviano imbarazzato dalla felicità. è stato diverso. Non so come definirlo se non enorme. Perchè quando fai vedere la poesia, l’amore e la passione che metti nel tuo lavoro, quando arrivi così diretto senza maschere e ti metti a cantare in napoletano facendolo perchè lo senti, allora arrivi alla pelle della gente che ti guarda.

Si è parlato di Pompei e dei tagli alla cultura e faceva male, perchè la cultura porta sviluppo, umano ed economico. Sentire la battuta di Tremonti  – Fatevi un panino con la Divina Commedia – fa salire la pressione, fa stringere i pugni e serrare le mascelle per chi non capisce ancora che i grandi paesi occidentali hanno fatto della cultura un punto forte di bilancio e non la considerano un peso!

Roberto Saviano è un narratore e ieri il suo peso si è sentito, soprattutto nell’ultima parte quando ha parlato della bandiera. Parlare di unità di italia senza essere retorici è un’impresa, ricordare che noi, italiani, abbiamo una storia che risale a prima del fascismo, che è esistito un sud diverso da come ce l’hanno raccontato e come ancora vogliono raccontarlo, che ha davvero portato sviluppo di un’ideale per un’Italia ed un Europa migliore, è un miracolo. Penso che ieri una trasmissione televisiva ha avuto un impatto molto più forte degli ultimi discorsi politici.

Andare o restare. Alla fine era questo il gioco. Un gioco che ogni giorno subiamo fra le opportunità e le difficoltà di questo paese. Perchè andare non è facile, ma restare ci sembra una condanna. Non abbiamo bisogno che qualcuno scelga per noi, nè che ci dia motivi per sarlo. Forse abbiamo bisogno delle emozioni per comprendere i nostri motivi e fare le nostre scelte. Ieri sera sono riusciti a darle.

La scuola è finita: Qualcuno ci ascolta o sono solo coincidenze?

la suola è finitaNon sono neanche passate 48 pre dal Moviecamp di Roma è forse abbiamo ottenuto un risultato. Dico forse, perchè viviamo in un mondo in cui le intelligenze sembrano diffuse, quindi prendersi un merito diventa difficile. Nella mia presentazione aveva illustrato una slide  con i 4 film italiani e loro strategie di social media marketing. Eravamo veramente a zero, o anche meno, solamente un film aveva un profilo facebook: La Scuola è Finita di Valerio Jalongo. Stamattina mi accorgo che My Movies ha programmato un’anteprima web per il film ai primi 500 che si prenoteranno, seguite questo link se vi interessa. Sorpresa!

La cosa è possibile tramite l’integrazione della piattaforma di My Movies LIVE! con facebook.  Va detto però che la cosa non è pubblicizzata sul profilo FB del film, anche se ho notato che sono aumentati i post sul profilo del film. Non siamo ancora ad una strategia buona, ma almeno è un segnale! Certamente ne vorremmo vedere di più di questi segnali. Non so cosa sia successo. Mi piace pensare che qualcuno magari abbia visto lo streaming di Moviecamp e si sia detto:”Ma questi mica dicono stupidaggini!” (Si, la frase è in clean version). Ho notato che anche il profilo del film con Tony Servillo, Una vita Tranquilla, si muove, soprattutto al livello di informazione, ma si muove. Ce ne prendiamo i meriti. Assolutamente no. Parliamo di coincidenze, altrimenti dovremmo pensare che anche l’autorevole americano Time ci segua, visto che ha pubblicato un post sul cinema degli zombie, 36 ore dopo quello inserito in questo sito. Saremmo alla fantascienza o al fantaweb. Pensiamo piuttosto ad un’altra cosa: cioè al sorgere spontaneo di un’esigenza che sfrutta le opportunità presenti. Mi piace pensarlo e provare ad immaginare che moviecamp stia una punta di divulgazione, analisi e produzione di questa opportunità. Motivo in più per andare avanti.