30 anni da Blade Runner. Il post-presente.

Certi film che cambiano la visione, entrano nell’immaginario quando gli elementi sono oramai sedimentati nelle nostre teste. Ci risvegliano da un torpore, come fossero luci abbaglianti. 30 anni fa usciva in sala Blade Runner di Ridley Scott, con Harrison Ford, tratto dal romanzo di Philip K. Dick Do the androids dream of electric sheep? Di Dick abbiamo parlato, spesso è non abbiamo mai fatto mistero dell’ammirazione che nutriamo per questo scrittore, mitografo e narratore delle psicosi umane. Dick morirà pochi mesi prima dell’uscita del film, non lo vedrà mai, ma pare non amasse particolarmente nè la sceneggiatura né il lavoro che Scott stesse portando avanti. Questo non stupisce, pppure è proprio grazie a questo film, a questa vulgata pop che lo scrittore diventerà immortale ed immensamente popolare. Ma cosa è successo a quelli che lavorarono su quel set? Ha sempre girato un’aria strana in quel set, un pò come su quello di Apocalypse Now, che resta l’ultimo grande film della storia del cinema. Leggi tutto “30 anni da Blade Runner. Il post-presente.”

Coca Cola Open Footage: il sottotesto.

L’11 Giugno, o giù di lì, appare sulla rete un video della Coca Cola realizzato con dei footage delle camere di sicurezza di tutto il mondo. Siamo a circa 5 milioni di visualizzazioni, ma vista la viralità con cui è stato diffuso credo che la cifra “reale” sia superiore. Il concept è semplice, ci sono situazioni che sembrano di pericolo, ma che poi si risolvono per il meglio, grazie all’intervento degli “altri” e poi si chiude con il claim Open Happyness. La narrazione è chiara, semplice e lineare. Sicuri? Io l’ho rivisto molto volte e più lo visiono più noto che è pieno di sottotesto, ma prima è il caso di vedere il video. Leggi tutto “Coca Cola Open Footage: il sottotesto.”

Bruciamo Cinecittà e poi il Louvre.

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto. (William Gibson, incipit di Neuromante)

Ne avevamo parlato un anno fa circa, in un post dove raccontavamo l’agonia dei Cinecittà Studios, comunque ora siamo alla fine di questo lungo e travagliato racconto su quella che è stata la gloriosa fabbrica dei sogni italiana. Si parlava di un rilancio, di cinema digitale, invece ora si ventilano ipotesi di centri commerciali, alberghi, piscine, parchi di divertimenti e altri nonluoghi per dirla alla Marc Augé. Scorrono le lacrime dei politci, degli uomini di cultura, delle maestranze e di tutte le istituzioni e gli istituzionalizzati. Ma perchè? In fondo lo sapevamo e la sapevate anche voi, che ora vi strappate le vesti. Io propongo invece un piano più radicale: Bruciamola. Si, bruciamo Cinecittà. Ma bruciamola bene, con un rogo che si veda da Milano, da Londra, da Petra, da New York, da Pechino e dalla Luna! Bruciamola e finalmente facciamo contento il sindaco Alemanno che dopo potrà portare i sacchi di sale per la neve e saranno sparsi sul terreno perché non cresca più nulla. Dopo metteremo un bellissimo pannello 6×3, ma kilometri e non metri, che reciti: Questo non è un sogno. Poi toccherà al Louvre, poi ad AngKor Wat e tutti i luoghi importanti e belli di questa pianeta, tutti quelli dei continui referendum dei luoghi belli. La simulazione così avrà finalmente vinto. Leggi tutto “Bruciamo Cinecittà e poi il Louvre.”

Grillo, Anonymous, Gilda35, Tom Mix, Occam e l’entropia.

Io oggi volevo fare un post serio, non che gli altri non lo siano, ma questo in particolare avrebbe significato molto. Ma è slittato, perché una certa sentenza della Cassazione è slittata al 5 Luglio, i  bene informati hanno già capito. Invece gioco e lo faccio seriamente. Lo faccio perché i fronti sono tanti e gli stimoli anche di più. Circa una settimana fa il celebre blog di Beppe Grillo ha subito un attacco hacker, Tango Down, come si dice in gergo. La notizia si è sparsa sul web e sui media come fosse un lampo di luce e subito si è fatto il nome di Anonymous, l’altrettanto celebre collettivo hacker. Sul sito italiano della community, o che comunque si ritiene affiliato è apparsa una rivendicazione dell’attacco. Beppe Grillo ha dichiarato che non era così e ha chiesto aiuto alla rete per trovare i responsabili. Le opinioni sono state le più disparate sul tema, come quelle sullo stesso Grillo in questo momento, ma la cosa non è finita lì. Leggi tutto “Grillo, Anonymous, Gilda35, Tom Mix, Occam e l’entropia.”

El Pirolo dai pugni rossi

Stevenson e Alì

Se ne è andato per un attacco di cuore che lo ha colpito al petto nel sonno, un pò a tradimento. Magari se fosse stato stato sveglio avrebbe potuto mettersi in guardia e resistere, come faceva durante i suoi incontri. Teofilo Stevenson, classe 1952, cubano, pugile, rivoluzionario, tre volte campione olimpico di boxe, Monaco ’72, Montreal ’76, Mosca ’80. Avrebbe sicuramente il quarto oro, ma nell’84 Cuba si allineò al boicottaggio sovietico contro l’edizione di Los Angeles. Stevenson  rifiutò 5 milioni di dollari per combattere contro Alì. Tutto questo ne fa una figura mitica, ma serve claim, una frase perfetta che possa accompagnarlo nella sua storia. “Che me ne faccio di 5 milioni di dollari quando ho l’affetto di 5 milioni di cubani?”. L’ha detto a lui, chiudendo così il ritratto perfetto di una leggenda dello sport. Poi la rivoluzione a Cuba s’è fatta anche con lo sport e la cultura, alla fine Stevenson non è mai diventato professionista. Alcuni dissero che fu per paura, altri invece sostengono che Alì quando lo seppe tirò un sospiro di sollievo. Versioni diverse, ma non importa, perchè parliamo di due pugili straordinari e visto che siamo in periodo pre-olimpico, mi piaceva ricordare El Pirolo, quando me lo vidi accanto qualche anno fa a Roma, dove venne in tour per fare dei campi-pratica di boxe. Il pugilato è così, un serbatoio, un generatore di storie e molto altro. Leggi tutto “El Pirolo dai pugni rossi”

To Jonnie with love

Johnnie ToIl prossimo Festival di Locarno ha già assegnato il suo primi premio. I festival non vanno mai in vacanza e l’appuntamento svizzero, che si svolge nei primi dieci giorni d’Agosto, si è sempre distinto per la qualità della sua programmazione, confermata dalla decisione di assegnare il Pardo d’Oro alla Carriera a Johnnie To. To è un vero innovatore e rinnovatore, fu lui a fondare la Milkyway Image insieme a Way Ka-Fai, rinnovando profondamente tutta la scena del cinema di Hong Kong alla fine degli anni 90. Mi rendo conto che quando si parla del cinema orientale molti esprimono disinteresse o noia, magari perchè influenzati da stereotipi, eppure negli ultimi venticinque anni tutto il cinema occidentale, Hollywood è stata fortemente influenzata dalle varie scene asiatiche: Hong Kong, Corea del Sud, Cina e la Bollywood indiana. Leggi tutto “To Jonnie with love”

Ray Bradbury, dicci cosa vedi da lì.

Quella settimana, tanti anni fa, pensavo che mia madre e mio padre mi stessero avvelenando. Oggi, vent’anni dopo, non sono certo che non lo abbiano fatto davvero. Impossibile dirlo.
(In Trappola, Ray Bradbury)

Diciamolo, la letteratura è solo un sottogenere della fantascienza.
(da una conversazione privata)

Li trovi sempre e dovunque quelli che ti guardano dall’alto in basso quando gli dici che sei un appassionato di fantascienza, che secondo te Dick e Joyce hanno pari dignità, che Mattatoio n. 5 di Vonnegut è una capolavoro e molto altro. Ti guardano proprio in quel modo loro mentre hanno appena finito di elogiare l’ultimo libro di un autore da classifica, che magari ha vinto pure qualche premio deciso a tavolini nei circoli che contano. Ma non importa. La fantascienza ha un obiettivo: cercare di vedere il futuro. Tutti la confondono con Star Trek, o altre cose con astronavi. No, è molto di più. La fantascienza cerca di oltrepassare il limite del mondo e dell’uomo. Ray Bradbury c’è riuscito. Ha immaginato il futuro. Leggi tutto “Ray Bradbury, dicci cosa vedi da lì.”

Tre quadri per Carla e Valerio Verbano

Primo Quadro

Roma – Quartiere Montesacro. 1980.  Mattina del 22 Febbraio, vento gelido per strada, ma un sole freddo illumina il panorama mentre alcune saracinesche dei negozi si stanno abbassando. Si va a casa per il pranzo. Tre ragazzi fumano nervosi, poi insieme, stretti nei giubbotti si avvicinano ad un palazzo. Citofonano Verbano, dicono di essere amici di Valerio e che hanno appuntamento con lui. Valerio però non è ancora tornato da scuola, Liceo Scientifico Archimede. E’ ancora lì Valerio, ancora coi compagni del Collettivo di Autonomia, discute di un dossier ha realizzato con cura, un dossier sulle attività della destra romana – il Dossier NAR – un dossier che ora non è più nelle sue mani. Leggi tutto “Tre quadri per Carla e Valerio Verbano”

La fine non è mai la fine. Cliffhanger, serie e gli spettatori di Raiuno.

Recentemente è andata in onda su Raiuno una fiction dal titolo Una grande famiglia, che ha fatto registrare ottimi ascolti. Non era iniziata male, almeno nel registro della fiction Rai, però la situazione è presto scivolata verso una qualità bassa, almeno per me, ma la cosa che mi ha fatto riflettere è stata la forte protesta che si è scatenata alla chiusura dell’ultima puntata. Praticamente riappare il personaggio di Edoardo Rengoni, interpretato da Alessandro Gassman, presunto defunto in un incidente aereo, ma questa ricomparsa era disseminata nel corso delle puntate. Siamo di fronte ad un classico cliffhanger, tecnica narrativa che consiste nell’agganciare lo spettatore/lettore, in modo che continui a guardare per “sapere come va a finire”. Leggi tutto “La fine non è mai la fine. Cliffhanger, serie e gli spettatori di Raiuno.”

I TT e il gioco di #occupy: l’amnesia di Tienanmen

Io questo post non lo vorrei scrivere, come tanti altri, come quello sul terremoto in Emilia che ho scritto, ma che non pubblicherò. Alla fine questo lo scrivo, con un po’ di acidità di stomaco, un po’ di rabbia e qualche sassolino da lanciare. Poi sia quel che sia. Stanotte quando son tornato mi sono accorto che era il 4 giugno e un meme mi ricordava che il 4 giugno 1989 finiva, repressa nel sangue, la protesta cinese di Piazza Tienanmen. Decido di dormire. Stamattina faccio il solito giro di news e poi mi rivolgo ai social. Vedo i TT di Twitter, in Italia, e nelle prime dieci posizioni non c’è neanche un hashtag che ricordi la protesta cinese. Vado avanti e vedo quello di altri paesi, sono arrivato anche a guardare l’Indonesia, ma non trovo nulla. Però Justin Bieber, Lady Gaga e cose sul Vaticano ci sono, i primi due ci sono sempre. Ma che succede? Si chiacchiera tanto del popolo della rete, di social, indignati, coscienza, #occupy e per questo anniversario, neanche un ricordo? Rifletto e penso che magari ci sono altre cose, come il #terremoto. Neanche quello. Ma che gioco è? Leggi tutto “I TT e il gioco di #occupy: l’amnesia di Tienanmen”