47 Ronin – Neo può attendere

47 Ronin segna il debutto alla regia di Carl Rinsch, regista pubblicitario molto bravo nell’usare alcuni codici visivi contemporanei, è il ritorno al cinema d’avventura di Keanu Reeves, il Neo della trilogia di Matrix. Poi se volete trovare qualcosa in più, c’è Hiroyuki Sanada, ovvero il professor Hatake della serie di fantascienza Helix – confesso di essere un fan. E’ facile raccontare questo film? Abbastanza, difficile è raccontare come è stato fatto.
Prima di tutto questa è una storia vera, avvenuta nei primi anni del 18esimo secolo, che vede il seppuku, il suicidio rituale, del signore Asano Naganori dopo aver assalito il maestro di cerimonie dello shogun. Morto il daimyo, i suoi samurai diventaranno dei ronin, condizione disonorevole, e cercheranno vendetta. Ottenuta la quale saranno anche loro costretti al seppuku, il che limita fortemente la possibilità di un sequel, anche se al più giovane viene concesso di vivere.
Questa storia è diventata un classico del teatro kabuki, il Chushingura è forse l’opera più rappresentata, sullo schermo è stata già portata anche da Kenji Mizoguchi, autentico maestro del cinema nipponico. Ma veniamo all’oggi. Se vedete l’immagine in testa al post, con l’uomo totalmente tatuato, vi dico che si vedrà nel film per pochissimo, doveva essere molto più presente, ma il film è stato rimontato molte volte. La materia è importante per l’immaginario, ci sono leggende, creature misteriose, magia, arti marziali e tutto quello che negli ultimi 30 anni ha affascinato l’Occidente. Il tentativo è quello di creare una narrazione fra Il Signore degli Anelli e Kurosawa, purtroppo non è riuscito, viene fuori un film piacevole, ma niente più. Dispiace perché il potenziale qui è altissimo e poteva venirne fuori un film sullo stile e la potenza di Hero o La foresta dei pugnali volanti, ma siamo lontani. Contenti di rivedere Keanu Reeves protagonista comunque di un film d’azione, ma alla fine è Sanada, Oishi, il capo dei Ronin, a essere il centro del racconto.

 

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