Basta un’estetica della Mafia?

Placido RizzottoGli eventi ci superano. A volte ci affiancano. Oggi ci sono stati i funerali di stato per il sindacalista siciliano Placido Rizzotto, ucciso nel 1948 a soli 34 anni. Ucciso e fatto sparire perchè del corpo non rimanesse traccia. Tornato dalla guerra, prima soldato e poi partigiano, viene preso da un gruppo di persone guidate da Luciano Liggio, che sarà uno dei più importanti boss della mafia, ucciso e scaraventato in un fosso. Bisognerà aspettare il 9 marzo 2012, 64 anni dopo, perchè l’analisi del DNA dimostri che alcuni resti ritrovati in una grotta a Rocca Busambra sono proprio quelli del sindacalista assassinato. Sulla vicenda c’è un interessante film di Pasquale Scimeca, datato 2000, con Marcello Mazzarella nei panni del protagonista. Interessante e nulla più. Qui non è il film in se stesso a essere mancante, ma proprio l’idea generale di un film sulla mafia o sulla criminalità organizzata in Italia. Forse perchè non basta o non basta più, perchè la storia e le storie di mafia non riguardano solamente il Sud, non riguardano solamente il crimine, non riguardano solamente l’economia. Basta un’estetica della mafia?

Mafia Movie

La vicenda di Placido Rizzotto è embletica perchè mette insieme un territorio, la sua storia – quindi anche le storie dei suoi attori – la mafia, il lavoro, la politica, la guerra, la resistenza, la violenza, la giustizia e i sentimenti. Tutte le vicende mettono insieme tanti di questi elementi che ci appartengono. Il narratore, però, deve fare una scelta, in ogni momento, deve puntare il fuoco su una porzione, in modo da poter raccontare qualcosa, o almeno un aspetto di qualcosa.  Ma la mafia è diventata altro nel cinema. La mafia è diventata genere. Il cinema americano è l’inventore del mafia movie, con una lunga lista di capolavori al suo attivo, oltre alla trilogia de Il Padrino di Coppola, dove la visione dei primi due capitoli è  imperdibile, per il terzo invece basta tutta la sequenza al Teatro Massimo di Palermo, ci sono alcuni titoli di Martin Scorsese, Mean Streets, Goodfellas e Casino, interpretati dal corpo-feticcio di Robert De Niro, prima grande marionetta del genio di Scorsese. Eppure questi film non ci appartengono in senso antropologico e nazionale, nonostante alcuni tentativi, francamente trascurabili, negli anni 90 di portarli qui . La mafia è un fenomeno complesso in un paese talmente complesso che ha inventato il termine dietrologia, il mafia movie parla di altro, parla di relazioni e potere, rapporto che non basta per esaurire la narrazione nel nostro paese.

Sciascia come Fossati

Leonardo Sciascia ha un destino comune con Ivano Fossati. Il cantautore genovese odia la sua canzone più conosciuta – La mia banda suona il rock – tanto da non averla più suonata dopo gli anni in cui lanciò. Sciascia, uno dei più fini intellettuali del nostro paese, odiava essere chiamato “esperto di mafia” e gli si farebbe torto a chiamarlo tale, vista la vastità della sua opera e produzione che ragiona sul potere e sulle problematiche dell’esistenza umana. La sorte però è stata amara, visto che lo si ricorda sempre con l’espressione Professionisti dell’Antimafia, a torto spesso ritenuta come un suo mancato impegno contro tale fenomeno criminale. Anche recentemente sui social network ho letto opinioni in questo senso. Fesseria, per non dire altro. Espressione abusata, sensazionale, usurata, di cui molti si sono riempiti la bocca forse per non dire altro, o forse per l’incapacità di dire altro. Si potrebbe invece raccontare di A ciascuno il suo, de Il giorno della civetta oppure dello stupendo Todo Modo, da cui Elio Petri ha realizzato un capolavoro del cinema. Questo perchè l’estetica della mafia non basta, soprattutto se si riduce alla coppola e allo scaccia pensieri, se si riduce ai MacGuffin, per dirla alla Hitchcok.

La Rai, Falcone e #occupyBatman

Stamattina leggevo il nuovo post dell’amico Giovanni Scrofani che raccontavo di come sia nata una protesta contro la Dc Comics, editrice degli albi di Batman – Il Cavaliere Oscuro, perché una famiglia mafiosa nel fumetto porta il cognome Falcone. Posso capire la sorpresa, posso capire il fastidio che questa coincidenza possa far sorgere, ma non capisco perchè si chiede di inondare la pagina Facebook della Dc Comics di proteste tanto da costringerla a rettificare. Questa sorta di #occupybatman, come è stato ribattezzato, non credo che serva a portare più rispetto alla memoria del giudice Falcone, il cui omicidio è una delle pagine più strazianti della storia recente. Qui sta il punto. L’estetica di un fenomeno travalica sempre gli inutili dettagli. L’estetica non è questione di abbellimento, l’estetica è il come di un fenomeno ed è nelle forme che si ritrova il cosa, che si ritrova l’essenza stessa. Che poi basterebbe che qualcuno in Rai, leggesse i tanti saggi e romanzi sulla mafia, sulla ‘ndrangheta e sulle altre associazioni criminose, scritti proprio dall’omicidio Falcone in poi, che guardasse qualche documentario in più sulle periferie occupate, sui fenomeni di resistenza che agiscono su tutto il territorio italiano. Forse in Rai hanno progetti più ambizioso: un albo in cui Batman prendi a pugni i mafiosi. Potere del brutto pop.

 

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