Cinecittà chiude:cronaca di una morte annunciata

cinecittàQuesta finanziaria dà il colpo di grazia a Cinecittà. Così è stato detto, così è stato scritto ovunque, così è stato deciso da questo governo e così è stata scatenata la protesta degli addetti ai lavori e l’indignazione della gente. Stando ai fatti la Finanziaria cancella l’ente Cinecittà trasformandolo in una S.r.l. con circa 30.000 € di capitale o giù di lì. Problema principale sono i 1200 lavoratori che per ora si ritroveranno in una situazione “precaria”, parola oramai abusata, e che non hanno idea di quale sarà il loro destino. Ma è davvero così? E’ stato davvero questo governo a chiudere Cinecittà, oppure se un delitto c’è stato, ha tanti colpevoli? Poi perchè l’unica vera creatura del fascismo ad esso sopravvissuta, per chi non lo sapesse, ovvero la famosa “Hollywood sul Tevere”, viene distrutta dal governo di destra? Oppure in questa narrazione c’è altro, molto altro.

74 anni di attività, grandi registi passati per i suoi teatri di posa, 90 film realizzati lì hanno avuto candidature all’Oscar, ben 47 hanno vinto la statuetta. Scorsese, De Laurentiis, Coppola, Fellini ci hanno posato le mani. Ma non solo. Cinecittà è stata uno dei segni principali e tangibili del famoso e famigerato Made in Italy, è stata l’invenzione di uno stile di lavorazione che ha reso le maestranze italiane e l’indotto come il più importante del mondo, al pari dello Studio System di Hollywood. Ora si chiude il settore produzione, quello che doveva essere, nel pensiero di alcuni politici, il nuovo motore del cinema italiano, dopo che negli ultimi 15 anni il FUS, fondo unico per lo spettacolo è stato ridotto quasi a diventare briciole da marciapiede. Ma come si arriva a questo? Come si arriva a prendere un settore produttivo come il cinema, ma anche tutto l’intrattenimento in generale, è renderlo peso, carrozzone, cancrena per questo paese, cosa che non è in quasi nessun paese del mondo? Si arriva smantellando proprio l’apparato produttivo, snaturando quello che è l’obiettivo ed il significato del cinema e dell’intrattenimento, cioè la produzione. Sarebbe un bel discorso qui da fare, da quando c’è stato il passaggio dal cinema a quello dei cosidetti “autori” denigrando i generi, fra cui anche i famosi kolossal, oppure su come non sia stata la televisione la vera assassina del cinema in Italia, ma anche un atteggiamento culturale che non ha mai voluto associare alla parola intrattenimento quella di industria, sistema e produzione. In Italia si parlava di arte cinematografica. Si faceva cinema e si parlava di arte. Poi si è cominciato solo a parlare. Ma se Cinecittà deve essere la produzione di video promozionali come quelli di Zeffirelli per Roma, allora chiudete tutto subito, mettete i lucchetti e spedite il pacco nello spazio, sperando che una civiltà aliena sappia fare meglio di noi. Perchè qui il cinema sono 30 anni che viene quotidianamente distrutto in un’infatile diatriba fra “autori” e cinepanettoni, mentre in tutto il mondo si ragiona su altre vie, sui prodotti medi e non si accampano scuse volgari ed insensate come: “La gente vuole questo!” Falso e si leggono gli studi e le riflessioni ci si accorge che la gente non vuole questo e non l’ha mai voluto!

Non è mai stata messa in campo una proposta politica e legislativa che tenesse conto non della natura del cinema, ma di tutta quella della comunicazione come sistema produttivo, ma solo come messa in onda, passaggio, come se i contenuti fossero generati in chissà quale modo. L’unico aspetto è quello della protezione del diritto d’autore, divenuto una sorta di spauracchio da agitare per rallentare le spinte e le innovazioni che venivano dalla rete. Eppure al livello regionale ci sono state alcune film commission che hanno lavorato molto bene, mettendo a frutto saperi ed opportunità. Perchè quando andiamo al livello nazionale si arriva a fallire? Ma soprattutto perchè in Italia il cinema e più ancora l’intrattenimento, ma ancora di più tutto ciò che a che non a che fare con la realizzazione materiale di un oggetto, non è considerato e rispettato come un lavoro? Perchè qui sta lo snodo principale: in Italia l’intrattenimento è sempre più un privilegio e deve essere fatto da privilegiati, quale sia il risultato non ha nessuna importanza. Se cinecittà doveva diventare la centrale di questo privilegio, allora che venga chiusa e provo un dolore enorme mentre lo dico, il dolore con chi nel mito c’è cresciuto.

Noi di Moviecamp per la prossima stagione che partirà da Settembre con Asolo e poi Venezia, vorremmo cercare di creare una proposta per mettere insieme poche regole chiare sull’intrattenimento e sull’audiovisivo, non per fare un miracolo, ma per parlare di “fare”, di come progettare e realizzare.