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		<title>Cosa esce da Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 17:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi dico subito la verità: io del fatto che Sokurov abbia preso il Leone d&#8217;Oro a Venezia sono contento. Potrei finire qui, ma invece sull&#8217;ultima Mostra del Cinema appena passata c&#8217;è qualcosa da dire. Anche quest&#8217;anno la truppa asiatica raccoglie &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/cosa-esce-da-venezia">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/alexander_sokurov-faust.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/alexander_sokurov-faust.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Vi dico subito la verità: io del fatto che Sokurov abbia preso il Leone d&#8217;Oro a Venezia sono contento. Potrei finire qui, ma invece sull&#8217;ultima Mostra del Cinema appena passata c&#8217;è qualcosa da dire. Anche quest&#8217;anno la truppa asiatica raccoglie premi, anche se meno degli anni scorsi, c&#8217;è da dire che la partecipazione era inferiore come numero rispetto alle edizioni precedenti. Poi premi sparsi ed infine arriva l&#8217;Italia. Premio Speciale a Crialese per <em>Terraferma</em>, Premio De Laureantis per l&#8217;opera prima a <em>La-Bas</em> di Guido Lombardi. Quindi? Quindi manca il vero vincitore del Festival. Ma andiamo con ordine.</p>
<p><span id="more-474"></span></p>
<p>Sokurov oramai è un maestro. Non stiamo a farla lunga, basterebbe vedere <em>Arca Russa</em>, un unico piano-sequenza girato nell&#8217;Ermitage di San Pietroburgo per capire un uomo che è una macchina da presa. Ma lui è di più. Sokurov è questa monumentale tetralogia sul potere chiusa con <em>Faust</em>, sua rivisitazione del testo di Goethe, iniziata con <em>Moloch</em>, dedicato a Hitler, passata per <em>Toro</em>, centrata sulla figura di Stalin ed anche per <em>Il Sole</em>, che raccontava l&#8217;imperatore giapponese Hirohito. Sokurov ha avuto vita dura sotto il regime sovietico e non se la passa neanche bene nella nuova Russia di Putin e post-Putin, se mai esista. E&#8217; stato detto che il suo è un cinema da festival. Beh se con questo espressione s&#8217;intende un cinema fatto di potenza ed innovazione linguistica che non ha dimenticato la sua tradizione, allora si, Sokurov fa cinema da festival. Se invece si vuole dire che non incassa e non fa file ai botteghini allora si può dire che Sokurov fa cinema. Punto.</p>
<p>Si è detto che questa era il festival dove si sarebbe parlato di immigrazione. Stimo Crialese e sono davvero curioso di vedere Terraferma, ma ho sentito recensioni feroci sul suo film. Strano che fossero però scritte da uomini, diciamo, con un sentimento vicino a questo governo. Poi non voglio essere malizioso. Un film italiano vince il premio per l&#8217;opera prima, fa davvero piacere, anche questo parla di immigrazione. Come ne parlava il film <em>Cose dell&#8217;altro mondo</em> di Patierno, che immagina che gli immigrati abbandonino una fantomatica cittadina del Veneto. Il film non è stato contestato dai veneti, ma da una truppa di leghisti, che o sono quello che sono oppure dei geni del marketing. Stiamo sempre alle generalizzazioni da entrambe le parti. Forzando la mano d&#8217;immigrazione parla anche <em>L&#8217;ultimo terrestre</em> di Gipi, dotatissimo fumettista toscano e tra l&#8217;altro molto applaudito. Anche qui molto curioso di vederlo.</p>
<p>Altre saranno le uscite, Polanski è già nelle sale con <em>Carnage</em>, o <em>Contagion</em> di Soderbergh, questo me lo risparmio perchè Soderbergh per me è un sopravvalutato e so che con questa affermazione mi sono fatto più nemici che amici. Ci sarà anche <em>The Ides of March</em> di Clooney, sperando che non si parli dell&#8217;affaire Canalis ancora. Ci sarà anche il vero vincitore di Venezia. Chi mi legge lo so. Nessuno su questo pianeta è come Cronenberg oramai. Cronenberg non è più cinema è lo sguardo buio sui nostri stessi occhi. Sono riuscito a vedere in gran segreto i primo 40 minuti di <em>A Dangerous Method</em> e sto spasimando per vedere il resto.</p>
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		<title>Cinecittà chiude:cronaca di una morte annunciata</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 12:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa finanziaria dà il colpo di grazia a Cinecittà. Così è stato detto, così è stato scritto ovunque, così è stato deciso da questo governo e così è stata scatenata la protesta degli addetti ai lavori e l&#8217;indignazione della gente. &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/cinecitta-chiudecronaca-di-una-morte-annunciata">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cinecitta.com/holding/documenti/immagini/studios/Medusa%20di%20Casanova%20%20a%20Cinecitta.JPG"><img class="alignleft" src="http://www.cinecitta.com/holding/documenti/immagini/studios/Medusa%20di%20Casanova%20%20a%20Cinecitta.JPG" alt="cinecittà" width="423" height="285" /></a>Questa finanziaria dà il colpo di grazia a Cinecittà. Così è stato detto, così è stato scritto ovunque, così è stato deciso da questo governo e così è stata scatenata la protesta degli addetti ai lavori e l&#8217;indignazione della gente. Stando ai fatti la Finanziaria cancella l&#8217;ente Cinecittà trasformandolo in una S.r.l. con circa 30.000 € di capitale o giù di lì. Problema principale sono i 1200 lavoratori che per ora si ritroveranno in una situazione &#8220;precaria&#8221;, parola oramai abusata, e che non hanno idea di quale sarà il loro destino. Ma è davvero così? E&#8217; stato davvero questo governo a chiudere Cinecittà, oppure se un delitto c&#8217;è stato, ha tanti colpevoli? Poi perchè l&#8217;unica vera creatura del fascismo ad esso sopravvissuta, per chi non lo sapesse, ovvero la famosa &#8220;Hollywood sul Tevere&#8221;, viene distrutta dal governo di destra? Oppure in questa narrazione c&#8217;è altro, molto altro.<span id="more-469"></span></p>
<p>74 anni di attività,  grandi registi passati per i suoi teatri di posa, 90 film realizzati lì  hanno avuto candidature all&#8217;Oscar, ben 47 hanno vinto la statuetta.  Scorsese, De Laurentiis, Coppola, Fellini ci hanno posato le mani. Ma non solo. Cinecittà è stata uno dei segni principali e tangibili del famoso e famigerato Made in Italy, è stata l&#8217;invenzione di uno stile di lavorazione che ha reso le maestranze italiane e l&#8217;indotto come il più importante del mondo, al pari dello Studio System di Hollywood. Ora si chiude il settore produzione, quello che doveva essere, nel pensiero di alcuni politici, il nuovo motore del cinema italiano, dopo che negli ultimi 15 anni il FUS, fondo unico per lo spettacolo è stato ridotto quasi a diventare briciole da marciapiede. Ma come si arriva a questo? Come si arriva a prendere un settore produttivo come il cinema, ma anche tutto l&#8217;intrattenimento in generale, è renderlo peso, carrozzone, cancrena per questo paese, cosa che non è in quasi nessun paese del mondo? Si arriva smantellando proprio l&#8217;apparato produttivo, snaturando quello che è l&#8217;obiettivo ed il significato del cinema e dell&#8217;intrattenimento, cioè la produzione. Sarebbe un bel discorso qui da fare, da quando c&#8217;è stato il passaggio dal cinema a quello dei cosidetti &#8220;autori&#8221; denigrando i generi, fra cui anche i famosi kolossal, oppure su come non sia stata la televisione la vera assassina del cinema in Italia, ma anche un atteggiamento culturale che non ha mai voluto associare alla parola intrattenimento quella di industria, sistema e produzione. In Italia si parlava di arte cinematografica. Si faceva cinema e si parlava di arte. Poi si è cominciato solo a parlare. Ma se Cinecittà deve essere la produzione di video promozionali come quelli di Zeffirelli per Roma, allora chiudete tutto subito, mettete i lucchetti e spedite il pacco nello spazio, sperando che una civiltà aliena sappia fare meglio di noi. Perchè qui il cinema sono 30 anni che viene quotidianamente distrutto in un&#8217;infatile diatriba fra &#8220;autori&#8221; e cinepanettoni, mentre in tutto il mondo si ragiona su altre vie, sui prodotti medi e non si accampano scuse volgari ed insensate come: &#8220;La gente vuole questo!&#8221; Falso e si leggono gli studi e le riflessioni ci si accorge che la gente non vuole questo e non l&#8217;ha mai voluto!</p>
<p>Non è mai stata messa in campo una proposta politica e legislativa che tenesse conto non della natura del cinema, ma di tutta quella della comunicazione come sistema produttivo, ma solo come messa in onda, passaggio, come se i contenuti fossero generati in chissà quale modo. L&#8217;unico aspetto è quello della protezione del diritto d&#8217;autore, divenuto una sorta di spauracchio da agitare per rallentare le spinte e le innovazioni che venivano dalla rete. Eppure al livello regionale ci sono state alcune film commission che hanno lavorato molto bene, mettendo a frutto saperi ed opportunità. Perchè quando andiamo al livello nazionale si arriva a fallire? Ma soprattutto perchè in Italia il cinema e più ancora l&#8217;intrattenimento, ma ancora di più tutto ciò che a che non a che fare con la realizzazione materiale di un oggetto, non è considerato e rispettato come un lavoro? Perchè qui sta lo snodo principale: in Italia l&#8217;intrattenimento è sempre più un privilegio e deve essere fatto da privilegiati, quale sia il risultato non ha nessuna importanza. Se cinecittà doveva diventare la centrale di questo privilegio, allora che venga chiusa e provo un dolore enorme mentre lo dico, il dolore con chi nel mito c&#8217;è cresciuto.</p>
<p>Noi di Moviecamp per la prossima stagione che partirà da Settembre con Asolo e poi Venezia, vorremmo cercare di creare una proposta per mettere insieme poche regole chiare sull&#8217;intrattenimento e sull&#8217;audiovisivo, non per fare un miracolo, ma per parlare di &#8220;fare&#8221;, di come progettare e realizzare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Moviecamp Cagliari: dalla Sardegna all&#8217;Agcom</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 11:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì Moviecamp era in Sardegna per la sua tappa a Cagliari. Diciamolo subito: è stato un bel camp, soprattutto grazie all&#8217;organizzazione del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università di Cagliari, presieduto dalla prof.ssa Gola. Non sono complimenti dovuti, &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/moviecamp-cagliari-dalla-sardegna-all-agcom">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.infopointcagliari.it/public/biz_editor/Image/events/0000378/com.unica_exdistilleria1.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.infopointcagliari.it/public/biz_editor/Image/events/0000378/com.unica_exdistilleria1.jpg" alt="" width="337" height="307" /></a>Giovedì <strong>Moviecamp</strong> era in Sardegna per la sua tappa a <strong>Cagliari</strong>. Diciamolo subito: è stato un bel camp, soprattutto grazie all&#8217;organizzazione del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università di Cagliari, presieduto dalla prof.ssa Gola. Non sono complimenti dovuti, perchè abbiamo visto preparazione, innovazione ed una voglia di misurarsi con le sfide da parte dei docenti e degli studenti davvero alta. Abbiamo parlato? Poco. Abbiamo ascoltato? Moltissimo. Perchè c&#8217;era tanto da ascoltare del cinema sardo e non solo, di un&#8217;isola che sta cambiando e che vuole togliersi di dosso certi stereotipi attribuitigli nel passato, senza però rinnegare le sue caratteristiche, senza dimenticare cos&#8217;è e cos&#8217;è stata.</p>
<p><span id="more-459"></span>E&#8217; stata un racconto fra le <em>Sardegne</em>, perchè ci sono molteplici scenari che incidono nello stesso territorio, con altre realtà che stanno entrando in maniera profonda, come quelli degli immigrati e dei loro figli. Siamo riusciti a tirare le fila di un quadro storico del cinema sardo, grazie al bell&#8217;intervento del prof. Antioco Floris, passando per quello che è stato il gruppo del rinnovamento, navigando sul cinema etnografico, per approdare alle nuove esperienze delle classi miste coi ragazzi africani e dell&#8217;est-europa. Una Sardegna nuova che non scorda i giocatori di morra e le gare improvvisate della poesia dialettale, ma che poi aggiunge i nuovi territori urbani con i linguaggi dell&#8217;Hip-Hop e dei Videogames.</p>
<p>Abbiamo ascoltato di strutture, finanziamenti, promozione culturale, capendo che in Sardegna c&#8217;è bisogno di un nuovo assetto legislativo sul cinema, come manca su tutta la materia dell&#8217;intrattenimento, che finalmente non è visto più come un termine <em>demone</em>, ma ne si comprende la sua globalità e profondità. Una visione che tra l&#8217;altro coinvolge sempre di più i cittadini che abitano la rete, oggi alle prese con la nuova delibera dell&#8217;Agcom sulla rimozione di contenuti protetti dal dirittod&#8217;autore, che rappresenta si l&#8217;ennesimo tentativo di censura, ma soprattutto il rifiuto dell&#8217;industria di confrontarsi col mercato, altra parola <em>demone</em>, che il comparto industriale ha usato quando è stato utile, ma rifiutando per troppo tempo il confronto fra le parti, fra le spinte del rinnovamento e soprattutto rifiutando il confronto con gli utenti, vero è proprio delitto. Si decide se queste decisioni passino da una procedura giudiziaria ad un&#8217;iter di un organismo nominato politicamente, quindi certamente carico di pressioni ed influenze.</p>
<p>Il problema del mercato è primario in tutta l&#8217;industria culturale italiana, in qualsiasi settore, e non deve rimanere confinato in tecnismi. Non è un discorso liberista, anzi. Un utente deve avere una vera scelta e le cose non sono <em>semplicemente </em>cambiate, ma <em>radicalmente</em> cambiate. E&#8217; necessario comprendere che la cultura, dalla lirica alla street art, è un patrimonio collettivo, come l&#8217;acqua, è che deve essere un luogo aperto alle proposte e alle influenze più diverse. Il mercato culturale è una conversazione in atto, come abbiamo visto nel moviecamp di Cagliari, bisogna stabilire le regole del gioco insieme. Ma che succede se il mazziere usa un mazzo truccato?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Live Cagliari MovieCamp</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 00:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui troverete aggiornate tutte le informazioni sul Cagliari MovieCamp. Cagliari moviecamp presentazione &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/scienze_formazione.png"><img class="alignleft size-full wp-image-455" title="scienze_formazione" src="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/scienze_formazione.png" alt="" width="300" height="149" /></a>Qui troverete aggiornate tutte le informazioni sul <a href="http://www.moviecamp.it/cagliari-moviecamp-2011-2" target="_blank">Cagliari MovieCamp</a>.</p>
<p><span id="more-452"></span></p>
<div id="__ss_8452735" style="width: 510px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Cagliari moviecamp presentazione" href="http://www.slideshare.net/mauriziog/cagliari-moviecamp-presentazione-8452735">Cagliari moviecamp presentazione</a></strong> <object id="__sse8452735" width="510" height="426"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=cagliarimoviecamppresentazione-110628190424-phpapp01&amp;rel=0&amp;stripped_title=cagliari-moviecamp-presentazione-8452735&amp;userName=mauriziog" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="510" height="426" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=cagliarimoviecamppresentazione-110628190424-phpapp01&amp;rel=0&amp;stripped_title=cagliari-moviecamp-presentazione-8452735&amp;userName=mauriziog" name="__sse8452735" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>I film indipendenti di Cineama</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 17:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cineama]]></category>
		<category><![CDATA[cinema indipendente]]></category>

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		<description><![CDATA[Cineama è una piattaforma per la creazione, produzione e distribuzione di film indipendenti, un laboratorio e una community aperta ai professionisti, ai creativi e agli appassionati di cinema e dintorni. È un prodotto collaborativo che sfrutta la potenza della rete &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/i-film-indipendenti-di-cineama">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineama.it" target="_blank"></a><a href="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/cineama.png"><img class="alignleft size-full wp-image-448" title="cineama" src="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/cineama.png" alt="" width="300" height="168" /></a><a href="http://www.cineama.it" target="_blank">Cineama</a> è una piattaforma per la creazione, produzione e distribuzione di film indipendenti, un laboratorio e una community aperta ai professionisti, ai creativi e agli appassionati di cinema e dintorni. È un prodotto collaborativo che sfrutta la potenza della rete per mettere insieme capacità diverse, creatività e business. <a href="http://www.cineama.it" target="_blank">Cineama</a> è partner di <a href="http://www.moviecamp.it" target="_blank">MovieCamp</a>. Assolutamente da non perdere.<span id="more-447"></span></p>
<p><object width="521" height="293"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=25409081&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="521" height="293" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=25409081&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Pottermore: Harry Potter vive e lotta insieme ai fan o li sfrutta?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 14:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse qualcuno l&#8217;aveva creduto possibile, qualcuno si era sinceramente dispiaciuto e magari aveva anche pianto sull&#8217;annuncio della fine della saga del maghetto più celebre della letteratura, cioè Harry Potter. Fenomeno planetario, intergenerazionale, con cifre da capogiro, miniera d&#8217;oro per la &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/pottermore-harry-potter-vive-e-lotta-insieme-ai-fan-o-li-sfrutta">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.newnotizie.it/wp-content/uploads/2011/06/pottermore_xmashogwarts_230611-800x500.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.newnotizie.it/wp-content/uploads/2011/06/pottermore_xmashogwarts_230611-800x500.jpg" alt="Pottermore" width="335" height="209" /></a>Forse qualcuno l&#8217;aveva creduto possibile, qualcuno si era sinceramente dispiaciuto e magari aveva anche pianto sull&#8217;annuncio della fine della saga del maghetto più celebre della letteratura, cioè <strong>Harry Potter</strong>. Fenomeno planetario, intergenerazionale, con cifre da capogiro, miniera d&#8217;oro per la sua creatrice, l&#8217;ex-disoccupata J.K.Rowling, che quando lo &#8220;partorì&#8221; non credo si rendesse conto della bomba che aveva innescato. Ma la grande vittoria di Harry Potter non sta nei libri e nei film, ma soprattutto nella rete e soprattutto in quel grande fenomeno magmatico che si chiama <a title="Fandom" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fandom" target="_blank"><em>fandom</em></a>. <span id="more-444"></span></p>
<p>Il fandom rappresenta l&#8217;insieme delle attività dei fan di una narrazione, concetto non nuovo, se pensiamo alla fantascienza  -Star Trek e Star Wars su tutti &#8211; ma anche altri generi come le soap opera. Ora la rete ha profondamente modificato il concetto e le pratiche del fandom, come era prevedibile, segnando un punto di svolta che ha segnato tutto il percorso evolutivo  della <em>User Generated Content</em> generation. Harry Potter ha un fandom incredibile, che ha generato libri, videogiochi, cortometraggi e controversie legali sul diritto d&#8217;autore. Però qualcosa è cambiato. Le major, non tutte, hanno cominciato a capire che la collaborazione e il <a title="Crowdsourcing" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing" target="_blank"><em>crowdsourcing</em></a>, altro concetto molto battuto da noi, posso essere molto fruttuosi, anzi oserei dire &#8220;fruttiferi&#8221;. Quindi arriva Pottermore. Annunciato dalla stessa Rowling in una conferenza stampa questo nuovo mondo virtuale rappresenta un capitolo nuovo nelle relazioni fra i fan, gli autori, i produttori. Una opportunità e un pericolo. Pottermore sarà il punto di riferimento per il mondo di Harry Potter, dove si promettono nuove storie, anche alternative rispetto al ciclo ufficiale della saga del maghetto. Non c&#8217;è che dire che di materiale ne troveranno molto, realizzato dai fan soprattutto, e già si parla che i migliori verranno messi insieme come coordinatori editoriali e pagati.</p>
<p>Ora niente moralismi di sorta, in realtà la cosa ci piace, anche perchè sappiamo che alla fine tutto questo tentativo di gestire il fandom non avrà il risultato che molti credimi, ovvero irregimentare la rete e la sua spontaneità. La rete è di per sè anarcoide, credo che su questo si possa essere d&#8217;accordo, ed è veramente una potente nemesi visto che internet nasce in ambiente militare. Sappiamo che nasceranno altri fandom, sia di Harry Potter che di altre narrazioni, ma il problema rimarrà aperto ancora: la redistribuzione dei profitti. Questo è il vero tabù che prima o poi bisognerà affrontare in maniera seria, chiara ed etica, perchp nascondersi e fare accordi porta solamente a distruggere la proprio reputazione on line. Perchè finchè sentiremo parlare del fatto che noi saremo l&#8217;ADV del futuro, gli &#8220;evangelist&#8221; del futuro, &#8220;ingaggiati&#8221; dal rapporto coi brand non rimarremo sempre in un rapporto che può essere chiamato &#8220;sfruttamento&#8221; e non inteso come senso di dipendenza ma di lavoro non retribuito. Quindi prima o poi la questione, che è gia posta, andrà risolta. Oppure si fa saltare tutto il meccanismo del capitale. Son scelte da fare.</p>
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		<title>Sardinia Film Festival 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si apre domani, martedì 28 giugno, al “Quadrilatero” della Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche, in viale Mancini a Sassari, la VI edizione del Sardinia Film Festival, il premio internazionale dei cortometraggi organizzato dal Cineclub Sassari Fedic. La proiezione (ingresso &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/sardinia-film-festival-2011">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/Sardinia-Film-Festival.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-441" title="Sardinia-Film-Festival" src="http://www.moviecamp.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/Sardinia-Film-Festival.jpg" alt="" width="221" height="219" /></a>Si apre domani, martedì 28 giugno, al “Quadrilatero” della <a href="http://scipol.uniss.it/" target="_blank">Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche</a>, in viale Mancini a Sassari, la VI edizione del <a href="http://www.sardiniafilmfestival.it/" target="_blank">Sardinia Film Festival</a>, il premio internazionale dei cortometraggi organizzato dal <a href="http://www.cineclubsassari.com/" target="_blank">Cineclub Sassari</a> Fedic.<span id="more-438"></span></p>
<p>La proiezione (ingresso libero) dei primi film in concorso inizia alle 17.30, all’interno del Quadrilatero, nell’aula Verde (cortometraggi nazionali) e in quella Blu (internazionali).  Nel corso del pomeriggio verranno proposti al pubblico 17 corti appartenenti alle categorie della fiction, del documentario, dell’animazione, della videoarte e al genere sperimentale.</p>
<p>L’inaugurazione entrerà nel vivo a partire dalle 21.15, nel cortile del Quadrilatero, quando il presidente del Cineclub, Carlo Dessì, il direttore del Festival, Antonio Maciocco, e il presentatore Ubaldo Manca racconteranno al pubblico particolari e novità della sesta edizione.</p>
<p>Si passerà quindi alla proiezione di altri quattro cortometraggi e alla presentazione degli ospiti della serata: il regista di “Cuore di clown”, Paolo Zucca (David di Donatello nel 2009 con “L&#8217;arbitro”); il protagonista del corto “Omero bello di nonna”, Nicola Nocella (Globo d&#8217;oro come miglior attore esordiente nel film “Il figlio più piccolo di Pupi Avati); il grande attore di cinema e di teatro Cosimo Cinieri, interprete di “L&#8217;altra metà”; Giampiero Judica, protagonista di “A servizio del cliente”; il produttore Daniele Carelli della Blue Suede Shoots, società di produzione e distribuzione di cortometraggi, fondata a Roma nel 2005, e diventata in pochi anni un punto di riferimento a livello nazionale.</p>
<p>Carelli tornerà al Quadrilatero anche il giorno dopo, mercoledì alle 10, insieme al direttore del Cineclub Sassari, Carlo Dessì, per il primo evento speciale del Festival, dal titolo “Il corto in Italia. Una corsa ad ostacoli”. Sarà un incontro da non perdere per tutti gli appassionati di cortometraggi: Carelli e Dessì faranno il punto sulla situazione di produzione e distribuzione in Italia e in particolare in Sardegna, risponderanno alle domande di cinefili e filmakers, daranno consigli utili sul modo migliore di rapportarsi a produttori e distributori dopo aver realizzato un corto.</p>
<p>Dal primo giorno del Festival, e per tutta la sua durata, chi lo desidera potrà firmare la petizione per la nascita di una Cittadella del Cinema, promossa dal Cineclub Sassari Fedic, dal Nuovo Circolo del Cinema e dall&#8217;Unione Cineasti Indipendenti (U.C.I.). In un momento di crisi per le sale cittadine (l&#8217;Ariston chiude a fine mese e il Quattro Colonne potrebbe seguirlo a breve), la petizione chiede l&#8217;individuazione di uno spazio pubblico da dedicare alla visione dei film, alla loro produzione, e dove ospitare la Mediateca che il Cineclub ha aperto pochi mesi fa e che raccoglie già più di 10mila titoli. Uno spazio dove, inoltre, si possano realizzare eventi e mostre legate al cinema, anche in collaborazione con strutture preesistenti, come il Museo del Cinema di Torino.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il tenente Colombo era un angelo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 15:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La morte di Peter Falk è una cosa che mi ha reso triste. Il suo volto che è diventato icona in uno dei polizieschi più seguiti nel mondo, Il Tenente Colombo, è sempre stato quotidiano per tutti. Però se io &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/il-tenente-colombo-era-un-angelo">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cinebazar.it/immagini/4500.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.cinebazar.it/immagini/4500.jpg" alt="Peter Falk" width="203" height="156" /></a>La morte di Peter Falk è una cosa che mi ha reso triste. Il suo volto che è diventato icona in uno dei polizieschi più seguiti nel mondo, <em>Il Tenente Colombo</em>, è sempre stato quotidiano per tutti. Però se io devo scegliere un film con cui ricordarlo non è un episodio del poliziotto più improbabile mai apparso, ma è <em>Angeli con la pistola</em> del 1961, dove Falk interpreta Carmelo, braccio destro di Dave lo Sciccoso, gangster di Chicago. Bette Davis è Annie, la vecchia che vende mela portafortuna e che ha una figlia in Europa per la cui educazione spende ogni centisimi che guadagna. Falk interpreta uno splendido è spassossimo gangster italo-americano fortemente caratterizzato. E&#8217; uno di quei film che forse tutti hanno visto, una volta veniva passato una volta l&#8217;anno nei network nazionali, poi la televisione è cambiata, ma rimane comunque un film che ha una sua importanza.<span id="more-435"></span></p>
<p>Prima di tutto è l&#8217;ultimo film di Frank Capra, forse il più grande regista di commedie che ha raccontato gli Stati Uniti ed il lato più amabile del sogno americano (<em>La vita è meravigliosa</em>,<em> Accadde una Notte</em> e <em>E&#8217; arrivata la felicità</em>). Già questo basterebbe. Però non finisce qui, perchè oltre a Glenn Ford, che è uno di quegli attori che hanno segnato la golden hollywood, c&#8217;è Bette Davis, che forse dopo un secolo di cinema, è ancora la più grande attrice di tutti i tempi e, stando a quanto dice la leggenda, l&#8217;unica non passata per il &#8220;divano&#8221; di un produttore, ma si sa come il cinema sia un mare di storie che genera storie. Falk mette in luce non solo un talento comico, che troverà il suo apice nel 1979 con Alan Arkin in <em>Una Strana coppia di suoceri</em>, ma anche una versatilità, anche nei movimenti fisici, che li permetterà di diventerà anche un re del piccolo schermo. Perchè Colombo  ha una vita lunghissima, fra le serie &#8220;classiche&#8221; (la prima nel 1968, poi dal 1971 al 1978) e quelle moderne (1989 al 2003), interrotte solamente dall&#8217;insorgere dell&#8217;Alzhaimer, la malattia che lo ha portato alla morte.</p>
<p>Ma Falk, come recita il titolo di questo post, è un angelo. Ad accorgersene è Wim Wenders che lo vuole nel 1987 ne <em>Il cielo sopra Berlino</em>, il film più famoso del più &#8220;americano&#8221; dei rappresentanti della seconda generazione del <em>neu kino</em> tedesco. Wenders lo richiamerà nel sequel degli angeli, <em>Così Lontano Così Vicino</em>, del 1993, sempre per interpretare se stesso. Proprio quel suo viso caratterizzato da un&#8217;occhio strabico rendeva Falk per fare il caratterista, ma è stato di più, perchè i suoi ruoli son sempre accompagnati da una certa grazia, quella tipica dei ruoli che nella narrazione son dispensatori di coraggio e buoni consigli. Questa &#8220;grazia&#8221; accompagna tutto il metodo di Colombo, che non vince mai perchè è il più forte, il più bravo o perchè abbia chissà che potere, ma per una dissimulazione fortissima della sua intelligenza, perchè si presenta come un&#8217;innocuo incapace, che però sa ascoltare e guardare fra le righe. Colombo era un personaggio disordinato che scardinava i meccanismi degli omicidi, entrando nei motivi che portavano all&#8217;azione criminosa stessa e la maggior parte delle volte sono tutti legati ai sette peccati capitali del cristianesimo. Ma Colombo non giudica mai.</p>
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		<title>Il Caimano 5 anni dopo</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 19:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera è andato in onda su Raitre Il Caimano, il film di Nanni Moretti che ricostruisce le vicende degli ultimi quindici anni di Silvio Berlusconi, almeno fino al 2006, anno d&#8217;uscita nel film delle sale italiane. La Rai era &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/il-caimano-5-anni-dopo">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arengario.net/libr/film16.html"><img class="alignleft" src="http://www.arengario.net/libr/imm/film16b.jpg" alt="" width="279" height="191" /></a>Ieri sera è andato in onda su Raitre<em> Il Caimano</em>, il film di Nanni Moretti che ricostruisce le vicende degli ultimi quindici anni di Silvio Berlusconi, almeno fino al 2006, anno d&#8217;uscita nel film delle sale italiane. La Rai era in possesso dei diritti del film sin da subito, ma non lo hai mai trasmesso, complice sicuramente il tema del film, la militanza politica di Moretti (come se poi fosse un delitto essere un militante politica) e l&#8217;ingombrante presenza di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. <span id="more-418"></span>Risultato neanche 3 milioni gli spettatori del film, non male per Raitre, non male visto che era una domenica sera di fine giugno. Ma neanche benissimo o almeno bene. Certo il film è molto vivido nella sua ricostruzione degli eventi che portarono Berlusconi alla vittoria delle elezioni, però per me è un film che ha un difetto fatale. Per me è un buon film, forse il migliore della seconda fase della carriera di Moretti rispetto a<em> Caro Diario</em> che rappresenta una cerniera rispetto al suo percorso. Però c&#8217;è qualcosa che ricorda <em>Salvate il soldato Ryan</em> di Spielberg e la sua incompletezza.<br />
Tutti sappiamo che il film di Spielberg è un pretesto per i primi 35-40 minuti del film, ossia la parte che rappresenta lo sbarco ad Omaha Beach in Normandia. Un&#8217;insieme di sequenze di battaglia che da lì sono entrate nelle cineteche di tutto il mondo, unendo un linguaggio e un montaggio da scuola sovietica alla spettacolarità massima di Hollywood. Quella parte non si discute e chiunque l&#8217;abbia vista in sale credo ricordi non solo la pregnanza delle immagini, ma anche i fischi delle pallottole dagli altroparlanti. Poi c&#8217;è il resto del film, buono, con una bella infarcita di retorica sul patto fra uomini, l&#8217;atrocità della guerra ed il senso del sacrificio, tutto repertorio dalla seconda guerra mondiale. Ora Il Caimano ha un percorso simile, perchè è diviso nel tentativo di raccontare Silvio Berlusconi e quello di realizzare un film inglese di tipo anni&#8217;90, quindi con quella capacità di raccontare il reale attraverso le vicende delle persone comuni. Questa è una forma di narrazione molto potente, perchè favorisce anche un processo identificativo attraverso vicende e personaggi. Ora Moretti lavora molto bene sul feticcio-Silvio Orlando, ritratto di un uomo in crisi, sul rapporto con i figli, con l&#8217;ex moglie Margherita Buy, sul tradimento degli amici e del lavoro e sulla mitologia di un cinema italiano che non c&#8217;è più. Però il film è costruito sulla nacessità della scena finale del processo a Milano di Silvio Berlusconi fino alla sentenza, come fosse una catarsi collettiva, con quella ribellione delle comparse verso la sentenza di condanna con l&#8217;attacco a giudici e magistrati. Non è quella sequenza il problema ma il suo collegamento col resto del film. Perchè non restituire invece quel senso di sconfitta che una parte politica ed una parte del paese sentiva profondamente mostrando la non-realizzazione del film. Non voglio dire che si doveva restituire un lieto fine familiare invece di uno politico, però si poteva condurre in un&#8217;altra maniera. Il film esce a Marzo 2006, nell&#8217;Aprile dopo, precisamente il 9-10, ci saranno le elezioni politiche che vedranno la vittoria dell&#8217;Unione di Romano Prodi. C&#8217;è nel film, azzardo un ipotesi, il tentativo di colmare, anzi saziare un bisogno profondo, quello di un processo di giustizia-vendetta, come se il &#8220;corpo&#8221; politico berlusconiano fosse &#8220;imbattibile&#8221;. E&#8217; una retorica di cui il centro-destra e lo stesso Berlusconi si son nutriti e hanno nutrito il paese per anni, cioè quello del complotto delle &#8220;toghe rosse&#8221; verso il premier, con l&#8217;ampia documentazione delle leggi ad personam. E se invece Moretti fosse rimasto sulle persone? Sulla vita di coloro che comunque volevano cercare uno spiraglio, una nuova via, un altro racconto della verità? O forse questa è una narrazione che dovremmo cercare oggi, all&#8217;indomani di una situazione notevolmente diversa dopo le amministrative, i referendum e l&#8217;ennesima Pontida. Forse è questo che mi ha fatto sembrare Il caimano un film datato e non completo, la fine dell&#8217;invulnerabilità del premier al livello politico, ma anche molto privato ed un cambio di modalità di partecipazione che sta cominciando ad essere presente in Italia. Speriamo di trovar qualcuno che la racconti. Magari in maniera collettiva.</p>
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		<title>Tuttiinpiedi, il dibattito sulla social Tv e sociale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 13:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.corami@gmail.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;eco di Tuttiinpiedi secondo evento fuori dalla Rai di Michele Santoro &#8211; ricordando Raiperunanotte sempre a Bologna &#8211; è ancora fortissimo e sarà difficile spegnerlo nei prossimi giorni. A parte il valore stesso dello show, che ha visto anche la &#8230; <a href="http://www.moviecamp.it/tuttiinpiedi-ed-il-dibattito-sulla-social-tv-e-social">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/06/18/michele_santoro_roberto_benigni_video_fiom.html"><img class="alignleft" src="http://tg24.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/cronaca/2011/06/18/michele_santoro_roberto_benigni_ansa.jpeg" alt="Santoro e Benigni Tuttiinpiedi" width="232" height="145" /></a>L&#8217;eco di <strong>Tuttiinpiedi</strong> secondo evento fuori dalla Rai di Michele Santoro &#8211; ricordando <em>Raiperunanotte</em> sempre a Bologna &#8211; è ancora fortissimo e sarà difficile spegnerlo nei prossimi giorni. A parte il valore stesso dello show, che ha visto anche la partecipazione di Roberto Benigni, oramai trasformato da comico in un vero sacerdote di cerimonie laiche e civili, ieri a Villa Angeletti di Bologna abbiamo visto qualcosa di molto particolare. <span id="more-408"></span>Perchè Marco Travaglio che smette i panni del giornalista con la bacchetta e diventa uno <em>stand up comedian</em> all&#8217;americana, simile allo stile di David Letterman, strappando le risate con i fatti vuol dire che qualcosa di diverso c&#8217;è. Per non parlare di Michele Santoro che nel finale non fa uno dei suoi &#8220;commenti&#8221; a cui siamo abituati, ma, messa la tuta blu dell&#8217;operaio, si lancia in una narrazione da vero teatro civile, descrivendo cosa è successo agli italiani in un paese che non cresce. Io ho sempre pensato che Michele Santoro non sia solo un giornalista, ma molto di più, perchè in lui c&#8217;è una componente importante di affabulatore o per dirla con un termine di moda di Storyteller. E per me i narratori oggi sono molto più importanti dei giornalisti per la loro funzione. Poi c&#8217;è tutto il dibattito sulla social Tv, che in realtà sembra come il tema del governo tecnico, ogni tanto viene fuori e sempre basato su presupposti sbagliati legati alla tecnologia da adottare, importanti sia chiaro ma mai veramente determinanti.<br />
Perchè in realtà questa famosa Social Tv esiste già e magari noi abbiamo perso la nozione stessa della parole <em>sociale</em> per la sua omologa inglese legata al mondo del web 2.0 e alla rete. Questo non è un discorso conservatore, ma le parole non sono solamente oggetti da ricombinare solamente, ma hanno una loro soggettività forte che dovrebbe essere sempre presente. Le parole sono importanti e mi dispiace dover citare questa battuta di dialogo da un film di Moretti, ma il nodo è questo, il nodo è sempre il contenuto ed il rapporto inscindibile con la sua forma. Perchè <em>social</em> e <em>sociale</em> hanno due significati semantici diversi e non sono più l&#8217;uno la mera traduzione dell&#8217;altro. E&#8217; diventato automatico associare il primo a Facebook, che oggi di social ha sempre meno ed in realtà ha preso la connotazione di <em>hub</em> o di <em>jukebox</em> di contenuti, mentre sociale ha qualcosa che nell&#8217;immaginario italiano rimanda a qualcosa di diverso. Per alcuni sociale è una parola pesante: operai, rom, cassa-integrazione, conflitto, manifestazione e tutto il resto. Non so se viene siete accordi ma il termine <em>servizi-sociali</em> è stato sostituito dal più rassicurante <em>welfare</em>, sia da molti politici che da molti operatori dei media. Non è un discorso alla francese, la lingua si evolve ed i termini stranieri entrano nella nostra vita (basta ricordarsi però che non si devono mettere mai al plurale, perchè dire films o files è orribile!). Però <em>sociale</em> ha una valenza diversa che rialza la testa con due termini vicini: partecipazione e bene comune. Sociale siamo noi e non solo nel senso di attitudine all&#8217;altro o alla comunità, ma come componenti di un mondo o meglio dei mondi. Perchè anche se il pianeta è uno i mondi sono tanti e molteplici.</p>
<p>Ieri è stata televisione e social tv. Seguendo la diretta e partecipando su Twitter, che oggi è il vero social network e mi dispiace sia per chi ancora non c&#8217;è e sia per chi continua ad usarlo male, cioè come solo distributore di contenuti, si avvertiva quella sensazione di social e di sociale. Tutto questo mette in gioco un&#8217;altro riferimento tipicamente televisivo: la diretta o streaming per dirla in modo social. Ma come facciamo a fare entrare il concetto di diretta in un mondo segnato da Youtube, quindi con una visione personalizzata e atemporale (figuriamoci in quelli dei Vhs di Berlusconi)? Perchè per fare partecipazione bisogna esserci insieme, per fare sociale e non social, perchè molta di questa social tv di cui sento parlare è il vecchio on-demand di cui si parla dagli anni &#8217;90. Qui invece si deve mettere in gioco la &#8220;presenza&#8221; e la &#8220;contemporaneità&#8221; degli utenti e se continuiamo a parlare di <em>stupendi</em> set-up box marcati google o apple che siano, ma sostanzialmente vuoti di contenuti che siano diversi da quelli già presenti, che cosa otteniamo? Se ci fosse un serio investimento sui linguaggi forse allora potremmo creare qualcosa di differente e di nuove. Ieri secondo me non abbiamo visto qualcosa di nuovo, anche se di bello in conclusione, ma abbiamo visto la forte manifestazione di un desiderio a cui gli stessi <em>stakeholder </em>dovrebbero rispondere! Perchè la narrazione è sempre la sfida di ogni mondo. Dopo aver mangiato.</p>
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