I segreti di Osage County – Questioni di famiglia

La cosa più curiosa de I segreti di Osage County è stata scoprire chi era lo sceneggiatore, nonché scrittore visto che si tratta di una dramma che nel 2008 ha vinto il Pulitzer. Si tratta di Tracy Letts, il nome non mi diceva nulla, ma la faccia, a me che sono un amante delle serie tv si! Si tratta di Andrew Lockart, il nuovo direttore dell’Fbi in Homeland. Eppure questo nome mi suonava ancora e mi sono andata a rivedere che è stato lo sceneggiatore di Killer Joe di William Friedkin, quella che ha dato inizio alla seconda carriera d’attore di Mathhew McConaughey. Questa è una delle cose che amo del cinema americano, e del cinema in assoluto, quando un caratterista diventa uno scrittore di successo e viceversa. Torniamo al film.
Torniamo alle pianure del midwest, dell’Oklahoma, che sa tanto però della grande tradizione della latteratura del sud degli Stati Uniti, Faulkner e Williams per intenderci, dove si mette in scena il ritratto di una famiglia disfunzionale, che in confronto i Simpson sembrano un nucleo da normale ceto medio. Una famiglia, dopo la scomparsa del padre, Sam Shepard in un brevissimo cameo, vede al centro lo scontro fra Meryl Streep, madre-matrona malata di cancro, e Julia Roberts, figlia maggiore, in crisi con il marito Ewan McGregor. Le due donne sono entrambe in nomination per l’Oscar, meritato, ma la Streep ormai è una di quelle attrici che certi parti le fa col pilota automatico, un po’ come Jack Nicholson, anche se imprime una certa durezza al personaggio, mentre la pretty woman dopo l’oscar per Erin Brokovich sceglie i megli i suoi film (non proprio visti gli ultimi) e ha dichiarato che la lavorazione della scena dello scontro fisico è stata lunga ma bella. Infatti madre e figlia fanno a botte in una scena che chiude un lungo pranzo carico di tensioni, dove tutti gli attori hanno il loro momento, compresi Bradley Cooper, Benedict Cumberbatch e Juliette Lewis, che da molto non si vedeva su una produzione di livello.
E’ un film di attori, come è normale che sia quando si fa la trasposizione di un testo teatrale, che funziona sullo schermo, quindi il lavoro di Letts è davvero buono. Sconta tutto quello che a che fare il genere, un film molto parlato, dove il detto a volte supera troppo il non detto, lasciando poco spazio ad alcune sfumature e alcuni hanno una presenza ingombrante. Tutto questo però arriva ex-post alla fine del film, che è riuscito e che consiglio, certamente a chi non ama il teatro e le trasposizioni.