Moviecamp Cagliari: dalla Sardegna all’Agcom

Giovedì Moviecamp era in Sardegna per la sua tappa a Cagliari. Diciamolo subito: è stato un bel camp, soprattutto grazie all’organizzazione del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Cagliari, presieduto dalla prof.ssa Gola. Non sono complimenti dovuti, perchè abbiamo visto preparazione, innovazione ed una voglia di misurarsi con le sfide da parte dei docenti e degli studenti davvero alta. Abbiamo parlato? Poco. Abbiamo ascoltato? Moltissimo. Perchè c’era tanto da ascoltare del cinema sardo e non solo, di un’isola che sta cambiando e che vuole togliersi di dosso certi stereotipi attribuitigli nel passato, senza però rinnegare le sue caratteristiche, senza dimenticare cos’è e cos’è stata.

E’ stata un racconto fra le Sardegne, perchè ci sono molteplici scenari che incidono nello stesso territorio, con altre realtà che stanno entrando in maniera profonda, come quelli degli immigrati e dei loro figli. Siamo riusciti a tirare le fila di un quadro storico del cinema sardo, grazie al bell’intervento del prof. Antioco Floris, passando per quello che è stato il gruppo del rinnovamento, navigando sul cinema etnografico, per approdare alle nuove esperienze delle classi miste coi ragazzi africani e dell’est-europa. Una Sardegna nuova che non scorda i giocatori di morra e le gare improvvisate della poesia dialettale, ma che poi aggiunge i nuovi territori urbani con i linguaggi dell’Hip-Hop e dei Videogames.

Abbiamo ascoltato di strutture, finanziamenti, promozione culturale, capendo che in Sardegna c’è bisogno di un nuovo assetto legislativo sul cinema, come manca su tutta la materia dell’intrattenimento, che finalmente non è visto più come un termine demone, ma ne si comprende la sua globalità e profondità. Una visione che tra l’altro coinvolge sempre di più i cittadini che abitano la rete, oggi alle prese con la nuova delibera dell’Agcom sulla rimozione di contenuti protetti dal dirittod’autore, che rappresenta si l’ennesimo tentativo di censura, ma soprattutto il rifiuto dell’industria di confrontarsi col mercato, altra parola demone, che il comparto industriale ha usato quando è stato utile, ma rifiutando per troppo tempo il confronto fra le parti, fra le spinte del rinnovamento e soprattutto rifiutando il confronto con gli utenti, vero è proprio delitto. Si decide se queste decisioni passino da una procedura giudiziaria ad un’iter di un organismo nominato politicamente, quindi certamente carico di pressioni ed influenze.

Il problema del mercato è primario in tutta l’industria culturale italiana, in qualsiasi settore, e non deve rimanere confinato in tecnismi. Non è un discorso liberista, anzi. Un utente deve avere una vera scelta e le cose non sono semplicemente cambiate, ma radicalmente cambiate. E’ necessario comprendere che la cultura, dalla lirica alla street art, è un patrimonio collettivo, come l’acqua, è che deve essere un luogo aperto alle proposte e alle influenze più diverse. Il mercato culturale è una conversazione in atto, come abbiamo visto nel moviecamp di Cagliari, bisogna stabilire le regole del gioco insieme. Ma che succede se il mazziere usa un mazzo truccato?