The Counselor – che film?

Lo premetto, non è facile parlare di The Counselor, non lo è anche alla luce della morte di P.S. Hoffman. Non dovrebbe esserlo, pensi di guardare un buon film per distrarti e visto il cast, un ottimo regista e un grande scrittore per la sceneggiatura, eppure non è così. Qualcosa non ha funzionato, anche se non è tutto da buttare, ma neanche da consigliare. 
Ridley Scott è un signor professionista, ma alla fine il film che mi ha veramente convinto dal 2000 è solo uno, American Gangster con Denzel Washington e Russel Crowe, che poi è il suo attore feticcio. La vicenda è abbastanza banale, per quello che si riesce a intravedere, a comprendere, perché non ci sono punti di riferimento narrativi forti, anzi la prima parte è abbastanza piatta, pensando poi che siamo al confine con il Messico in una storia di droga, siamo abituati a cose diverse, visto che molto pubblico avrà visto Breaking Bad, The Bridge e altre serie del genere. L’unica cosa che si nota è qualche dialogo, per tutto il film, molto bello, diverso dalla contemporaneità di un certo cinema, elementi deboli che non riescono a salvare il film. Il gioielliere Bruno Ganz, il trafficante Brad Pitt, da soli non ce la fanno. Il resto degli attori appare perso in un film che è un labirinto senza uscita, che personalmente mi sembra una sorta Bling Ring, ennesimo film non riuscito della Coppola, sul mondo dei trafficanti.

Dispiace, perché comunque McCarthy è un monumento fra i viventi, forse anche troppo, che ha dato al cinema le storie di Non è un paese per vecchi e The Road, ma si sente che non è uno sceneggiatore, che non ha il mestiere né i tempi per lo schermo. Ridley Scott appare oramai un regista che ha bisogno di ripensarsi, oppure gli è stato attribuito un valore artistico a lui superiore, mentre è una grande direttore di set per i blockbuster. Quanto agli attori, beh credo che gente come Bardem o Fassbender avrà tutte e tante prove d’appello. Intanto siamo orfani di Breaking Bad.